PRODI, DALLA SCONFITTA ALLA DISFATTA

28 Novembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Il giorno dopo di Romano Prodi non è certo dei più felici. La sconfitta che ha subito la sua interpretazione rigida del Patto di stabilità rischia di volgersi in disfatta politica. Perfino il fido Arturo Parisi, nel difendere le ragioni del capo, ammette che ora la sfida “è certo più difficile”.

In sostanza anche chi ha espresso solidarietà alla battaglia del professore bolognese lo ha fatto in modo solo formale, lasciandolo poi solo nel tentativo, già sostanzialmente fallito, di riaprire la contesa sul piano giuridico denunciando il consesso dei ministri finanziari europei alla Corte di giustizia. Su questo punto è emblematica la considerazione svolta da Tommaso Padoa-Schioppa, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea (Bce).

“La procedura, sostiene, è formalmente giudiziaria ma politica nella sostanza, perché politico è il processo di bilancio … Dubito che possa avere una funzione la Corte di giustizia”. D’altra parte anche la riunione straordinaria della Commissione convocata da Prodi per reagire allo strappo dell’Ecofin è finita con un nulla di fatto. La Commissione ha confermato che continuerà ad applicare il Patto di stabilità, com’è peraltro nei suoi obblighi, ma non ha assunto iniziative concrete per contrastare il verdetto dell’Ecofin.

A tornare esplicitamente sull’ipotesi di un ricorso alla Corte di giustizia è rimasto solo Pedro Solbes, il commissario spagnolo che ha alle spalle l’irritazione del governo di Madrid. Tuttavia la condizione di Solbes è inficiata dalla questione Eurostat, il settore statistico dell’Unione di cui è formalmente responsabile e nel quale sono state scoperte malversazioni piuttosto estese, su cui il Parlamento europeo si è espresso con severità.

Prodi, nella discussione su quel tema aveva difeso Solbes a spada tratta, e c’è chi ritiene che, legandosi in questo modo a filo doppio al commissario spagnolo, abbia finito col distruggere ogni spazio di mediazione sulle sanzioni a Francia e Germania. Anche la preoccupazione degli europeisti più convinti, a cominciare da quella, autorevolissima, di Carlo Azeglio Ciampi, sembra orientata soprattutto a evitare conseguenze negative sulla conclusione della conferenza intergovernativa che deve varare il nuovo trattato istituzionale.

Per uscire dall’isolamento in cui si è cacciato, Prodi ha annunciato un’iniziativa su “una governance economica più forte per il mercato unico con la nostra moneta”. Troppo poco e troppo tardi. Qualcuno pensa che potrebbe, alla fine, anticipare le dimissioni dalla Commissione, in segno di protesta. Ma anche di riconoscimento della sconfitta.

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