Prodi: Brexit? Il punto più basso dell’Unione europea

12 Settembre 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Non è più una lotta tra classi sociali, ma piuttosto tra società aperta e chiusa. È il concetto espresso in copertina in un recente numero dal settimanale britannico The Economist. Anche l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi sembra condividere questa opinione.

“Certamente sono deluso (dalla Brexit), ma di fronte al fatto inevitabile che l’America, la Cina ci stritoleranno, il disegno ritornerà. Oppure scompariremo, perché il senso della storia non lo possiamo cambiare”.

La pensa in questo modo Romano Prodi, presidente della Commissione europea dal 1999 al 2004, che, in un’intervista a Eastwest, rivista di geopolitica internazionale, sottolinea che il post Brexit segna il momento più basso nel cammino dell’Unione europea verso il processo di armonizzazione tra gli stati membri che lui stesso aveva contribuito ad accelerare con la nascita dell’Euro.

Solo un altro duro colpo come Brexit, secondo Prodi, potrebbe svegliare l’Europa impaurita dalla crisi economica e dal terrorismo e sostituirsi alla mancanza di una forte leadership politica.

“Pensavo che sarebbe stata abbastanza – rimarca l’ex presidente della Commissione europea. Oggi vedo che il materasso ha assorbito tutto. Dare un tempo indefinito per affrontare la post Brexit mi dice che la ricetta è arretrare ancora un po’. Perché si inneschi una reazione…”.

Qualche giorno l’ex premier, sempre a proposito della Brexit,  in un’intervista ad Atlantide aveva affermato:

“Non penso a un contagio anche perché per molti Stati che si lamentano, ad esempio quelli dell’Est, l’Europa è molto conveniente e l’uscita significherebbe la perdita di aiuti importanti per le loro economie. La Brexit segna piuttosto un altro passaggio del progressivo sfaldamento del progetto europeo assieme all’indebolimento della Commissione e alla prevalenza di un’idea chiusa di nazione rispetto a un’idea aperta di comunità sovranazionale. E’ un segnale di involuzione da parte di un’Europa sempre più dimentica della sua storia e della sua vocazione, che è di ponte tra i popoli”.