PRODI
E DE BENEDETTI

24 Gennaio 2007, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
Prodi è convinto di aver ingranato il passo giusto, tale da raddrizzare energicamente di qui alle possime amministrative i sondaggi d’opinione. Può sembrare paradossale, ma il premier punta proprio sulla eterogeneità della sua alleanza che all’opposizione, e a molti osservatori, sembra un punto di debolezza invece che di forza.

Sulla politica estera, sono bastati pochi giorni per far capire sia alla sinistra antagonista sia a quella riformista che l’ipotesi di un voto in Senato in cui il rifinanziamento della misisone italiana avvenisse col contributo decisivo del centrodestra significherebbe un trauma di fronte al quale il Quirinale non potrebbe restare muto.

Hai gia’ provato le quotazioni in tempo reale e il book a 15 livelli dei 3200 titoli NASDAQ e dei 2764 titoli NYSE? Non morire di noia con le 299 azioni di Borsa Italiana, scopri le eccezionali performance di BOOK NASDAQ, clicca su INSIDER

Di conseguenza, c’è il margine per un’iniziativa politica, che a Prodi non dispiace, per sottolineare la disconinuità dell’attuale governo rispetto alla pura fedeltà nei confronti della Nato e degli Stati Uniti. Con la richiesta di confronti politici internazionali estesi a tutte le forze afghane, si può procedere prudentemente ad abbozzare un primo quadro temporale di revisione della missione italiana.

Analogamente, a Prodi non dispiace affatto che sul fronte delle pensioni e dello scalone Maroni i sindacati abbiano alzato un muro durissimo contro l’ipotesi di interventi volti a introdurre disincentivi, per distogliere i 57enni con 35 anni di versamrenti contributivi a non scegliere il pensionamento, e a rinviare l’eventuale assenso alla revisione dei coefficienti di trasformazione a concessioni sui trattamenti minimi e sull’estensione degli ammortizzatori a coloro che attualmente non ne beneficiano.

I sondaggi mostrano a Palazzo Chigi che sulle materie relative al welfare i consensi prevalenti dell’opinione pubblica vanno a interventi morbidi e non certo rigorosi. E nel frattempo, come testimoniano le parole di Almunia da Bruxelles, sarà ben difficile che l’ormai scontato ammorbidimento dello scalone – e del relativo beneficio ai conti pubblici – possa condurre la Commissione europea a giudizi poco più che di circostanza.

In più, i malesseri e gli scontri interni ai Ds sul Partito democratico, anche se per l’eterogenesi dei fini, sortiscono effetti positivi a giudizio di Prodi. Prima della direzione Ds conclusasi con una decisione sul metodo congressuale che inibisce a Fassino l’ambizione di svincolarsi dalle diverse liste e insieme tarpa le ali alla possibilità che sulla terza lista possano trovare segretamente convergenza tutti i più diversi malesseri antiprodiani, all’orecchio del premier era giunta la notizia di un incontro riservato a tre tra De Benedetti, Epifani e Veltroni, per esaminare l’ipotesi di un rinvio del Congresso.

Che avrebbe segnato non solo il rinvio sine die del progetto Partito democratico, ma soprattutto l’avvio di una fase di decozione per l’esecutivo, inevitabile grancassa di tutti i malesseri. Ma la cena è andata a vuoto, sia pur di poco, visto che solo per un pelo lo scontro nella Commissione Regole Ds non è sfociata in uno stallo del quale, il rinvio dell’assise sarebbe stata la conseguenza obbligata. Rischio sventato, obiettivo del Partito democratico confermato, e governo al riparo dai guai, dunque.

Quanto infine all’agenda di governo, è in arrivo la famosa nuova «lenzuolata» di liberalizzazioni. Bersani questa volta si è guardato dal dare il suo testo in giro, per evitare il fuoco incrociato dei cecchini. Ma, su mandato di Prodi, ha fatto incontrare tutti i capigabinetto dei colleghi di governo, avvisando che se avevano testi pronti per aprire al mercato nei rispettivi settori essi erano benvenuti. Visco, per esempio, ha due sorprese pronte sul regime fiscale d’impresa.

Ma l’attesa vera, per chi ha a cuore il mercato, riguarda le tante volte annunciate misure di razionalizzazione e accorpamento delle diverse Autorità di settore. Ieri Scimia, il presidente della Covip, misurava a stento le parole, all’idea di vedersi accorpato o evirato proprio mentre decolla la previdenza complementare. Inutile sottolineare che l’omologazione delle fonti di nomina significherebbe decadenza di tutte le eventuali Autorità che cadessero all’interno del del nuovo intervento governativo. Un modo elegante per fare spoil system.

Copyright © Bloomberg – Finanza&Mercati per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved