Società

Prima il presidente, poi il Governo. Oppure il voto

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ROMA (WSI) – Macché Palazzo Chigi. Tutti guardano al Quirinale. Eccolo, il primo risultato del comitato dei saggi chiamato al lavoro: sotto il Colle è partito ufficialmente il toto-nomine per il prossimo settennato. L’appuntamento con il voto e’ fissato il 18 aprile.

Agenda

Il presidente della Camera, Laura Boldrini, d’intesa con la presidenza del Senato, convocherà il Parlamento in seduta congiunta per la prima votazione giovedì 18 aprile. Di solito, il voto dei grandi elettori subisce qualche slittamento per i ritardi nell’indicazione dei delegati regionali ma stavolta non sarà così: sono tutti pronti, non ci saranno rinvii.

Strategie

I grillini si consultano via web e cercano una rosa di loro nomi, il Pdl cerca di ostacolare la candidatura di Romano Prodi, ma sa che il centrosinistra ha i voti per eleggersi quasi da solo un capo dello Stato (a Bersani mancano solo 9 voti per arrivare al numero magico di 504) alla quarta votazione. Pier Luigi Bersani dice che il Pd intende ricercare una ‘larghissima’ maggioranza che possa poi riaprire la partita per le riforme istituzionali con il PdL e per il Governo, magari, con il Movimento 5 Stelle senza scatenare la reazione durissima del PdL, escluso di fatto, a quel punto da tutte le alte cariche dello Stato.

Papabili

I nomi sono tanti, ognuno ‘papabile’ per maggioranze diverse. Ci sono i ‘tecnici’ come Gustavo Zagrebelsky o Stefano Rodotà o Ignazio Visco o Valerio Onida. O i politici ‘garanti’ agli occhi dell’Europa, come Romano Prodi. Poi le figure di confine, quelle che potrebbero trovare i voti di Berlusconi: Giuliano Amato o Franco Marini. Poi Emma Bonino, Anna Maria Cancellieri, Paola Severino. E ancora: Massimo D’Alema e Luciano Violante sono figure di spicco del Pd che raccoglierebbero la fiducia anche del PdL.

Schifani: dareno noi una rosa di nomi

Per la nomina del nuovo presidente della Repubblica il Pdl rivendica di “poter esprimere, questa volta, una terna di nomi, espressione del centrodestra, dato che per una questione di casualità storico-politica ci siamo trovati sempre ad eleggere il presidente della Repubblica quando eravamo all’opposizione”, dice in una intervista al Corriere della Sera Renato Schifani, già presidente del Senato e attuale capogruppo Pdl a palazzo Madama. Secondo Schifani “sarebbe il giusto riconoscimento a una grande area politica che ha governato il Paese dieci degli ultimi venti anni”. Difficile immaginare una rosa di nomi espressi dal PdL che non porti in calce, al primo posto, il nome di Gianni Letta.

I 5 Stelle e i candidati anti sistema

Il Movimento 5 Stelle pensa al fondatore di Emergency Gino Strada ma anche al saggista Maurizio Pallante, teorico della ‘decrescita felice’.

Maggioranze

Il nome del prossimo presidente racchiude in sé anche la possibile soluzione dello stallo politico, a seconda che sia espressione di una maggioranza di centrosinistra, di centrosinistra + 5 Stelle, di centrosinistra, centrodestra e montiani. Perché la stessa maggioranza, poi, potrebbe trovare la forza per votare la fiducia a un governo che né i bersaniani né i berlusconiani né i leghisti vogliono assimilabile anche lontanamente al governo Monti, per il quale ritengono di essersi svenati in termini di consensi e con magri risultati sul terreno sociale ed economico.

A quel punto, il nuovo presidente della Repubblica dovrà riavviare la macchina: nuove consultazioni, nuovo incarico, nuovi incontri con i partiti del premier incaricato, nuovo tentativo di varare un esecutivo anche di breve durata con agenda limitata a pochi punti.

Fra questi, inevitabilmente, la riforma della legge elettorale

Un altro tema che divide, spaventa e paralizza le forze politiche e che paradossalmente potrebbe accelerare i tempi verso lo scioglimento delle Camere e il voto anticipato.