PRIMA DEL DEFAULT DELL’ITALIA, C’E’ IL DUBAI

26 Novembre 2009, di Redazione Wall Street Italia

C’e’ paura tra i mercati spaventati dai problemi debitori di Dubai World, la societa’ di investimenti controllata dal governo di Dubai che ha passivita’ per 59 miliardi di dollari, ha chiesto ai suoi creditori di congelare il pagamento dei suoi debiti, in vista di un drastico processo di ristrutturazione. Stamattina, i crediti default swaps a cinque anni dell’Emirato del Golfo Persico, che esprimono il costo per assicurare il debito sovrano, sono balzati secondo i dati ufficiali di Cma Datavision a 469,5 punti base. Ma secondo altri trader, in realta’ sarebbero a 550 punti base. Vale a dire, servirebbero circa 500 mila dollari l’anno per assicurare 10 milioni del debito nazionale.

Alcune banche europee, secondo fonti di New York, corrono il rischio di perdite potenziali di oltre $40 miliardi per l’esposzione nei confronti della holding in bancarotta Dubai World. Dubai World ha un indebitamento di quasi $60 miliardi, su un totale per lo stato di Abu-Dhabi di circa $80 miliardi, dei quali circa la meta’ sono appunto in mano a banche europee, con in testa HSBC con crediti a rischio per $17 miliardi – vedi lista di banche e aziende nell’articolo: DUBAI SULL’ORLO DEL CRACK. TUTTE LE SOCIETA’ ITALIANE A RISCHIO

E’ abbastanza antipatico essere auto-referenziali, ma Wall Street Italia si occupo’ della crisi in arrivo in Dubai con un articolo “preveggente” pubblicato esattamente un anno fa (19/11/2008):

CRISI: DUBAI, DA PARADISO DEI RICCHI A SPECULAZIONE EDILIZIA SBALLATA

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Arriva dal mondo arabo il nuovo terremoto per le borse, spaventate dai problemi debitori del Dubai legati al colosso statale Dubai World e alla controllata Nakheel.

Questa mattina i credit default swaps a cinque anni dell’emirato del Golfo Persico, che esprimono il costo per assicurare il debito sovrano, sono balzati a 469,5 punti base secondo i dati ufficiali di Cma Datavision, a 500-550 punti base secondo alcuni trader. Servirebbero oggi circa 500.000 dollari l’anno per assicurare 10 milioni del debito nazionale.

Dopo sei anni di frenetico boom delle costruzioni e dell’attività economica, l’alto debito del Dubai aveva già iniziato a preoccupare gli investitori. Ma ieri sera la notizia che il governo ha chiesto una moratoria di sei mesi per ripagare i prestiti della potente holding statale Dubai World e di Nakheel, la controllata attiva nel settore immobiliare, ha comunque colpito molto i mercati.

Il governo di Dubai ha intanto annunciato un piano di ristrutturazione per far fronte all’emergenza.

Dubai World è un colosso statale attivo in quattro aree strategiche di crescita: trasporto e logistica, settore marittimo, sviluppo urbano, servizi finanziari e di investimento. Al suo interno convivono molte società con competenze nettamente differenziate. Tra di esse Dp World DPW.DI, redditizia controllata attiva in campo portuale, non sarà coinvolta nei piano di ristrutturazione, ha precisato il governo.

“Per i nostri criteri si tratta di un default e rappresenta il fallimento del governo di Dubai nel fornire supprto finanziario a una società statale core”, ha commentato ieri l’agenzia di rating Standard & Poor’s in una nota, abbassando il rating su cinque società di Dubai a ‘junk’, mentre Moody’s ne ha declassate sei ad appena un livello sopra il ‘junk’.

“E’ scioccante perché negli ultimi mesi le notizie che sono state diffuse avevano confortato gli investitori sulle possibilità di Dubai di far fronte al debito”, commenta Shakeel Sarwar, operatore di Sico Investment Bank.

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