Prestito ipotecario vitalizio: un altro regalo alle banche

29 Febbraio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Arriva il prestito ipotecario vitalizio, dedicato a chi ha più di 60 anni. Il giorno ufficiale per la sua inaugurazione è mercoledì, dopodomani, prossimo 2 marzo. Si tratta di una nuova forma di finanziamento tutta dedicata agli anziani e dedicata al contempo al banche italiane, che hanno nuove chance per lanciarsi e crescere ulteriormente nel mercato immobiliare.

Le polemiche non mancano, anche perché il prestito ipotecario vitalizio coinvolge un patrimonio immobiliare – appunto quello nelle mani degli over 60, in Italia – che vale tre miliardi di euro, se si considera il valore delle abitazioni che hanno come proprietari 10 milioni di over 60, come precisa il Fatto Quotidiano.

Con il lancio di questo strumento finanziario, come è stato scritto, l’immobile, o più semplicemente la casa, diventa un bancomat, in quanto è possibile accedere a un prestito ferma restando la presenza di determinati requisiti dietro garanzia dell’abitazione stessa, e senza perderne la proprietà.  Il valore del prestito erogato dalle banche ai richiedenti dipende da quanto vale l’immobile e dall’età di chi richiede il mutuo”.

Ciò comporta che  “in caso di morte il costo finale per gli eredi potrebbe essere molto alto. Per esempio la perdita della casa di famiglia. La cifra che si può chiedere alla banca oscilla tra il 10 e il 50% del valore di mercato dell’immobile su cui si intende iscrivere l’ipoteca e cresce con il crescere dell’età del proprietario di casa.

Il Fatto Quotidiano rimane critico nei confronti del prestito ipotecario vitalizio, intitolando l’articolo nel modo seguente:
“Prestiti vitalizi sulla casa agli over 60, un regalo per le banche, guai per gli eredi”.

Fermo restando che il cliente e la banca possono decidere insieme “se prevedere il pagamento di una o più rate all’anno, per abbattere interessi e oneri accessori (le spese per perizia, istruttoria, assicurazione incendio/scoppio) e lasciare agli eredi la possibilità di riscattare l’immobile versando solo il valore del capitale prestato”, si fa riferimento a quella situazione in cui si trova il mutuatario che accade al prestito senza pagare le rate.

“Con questa soluzione la banca si prende la casa quando il titolare muore. In questo caso il peso degli interessi cresce in modo esponenziale. Basta pensare che con un tasso fisso tra il 6 e il 7% il debito finisce col raddoppiare il suo valore in soli 10 anni. Il prestito ipotecario vitalizio, infatti, reintroduce una forma di anatocismo, ovvero gli interessi sugli interessi, vietato da più di un anno. Così per chi lo sceglie, alla fine dell’anno, gli interessi vengono calcolati sul debito maturato l’anno precedente, che già comprende altri interessi, e non sul capitale di partenza”.

Ancora:

“La norma nasconde altri due grandi regali per le banche. L’istituto che ha concesso il prestito è esonerato dalla normale procedura esecutiva che si applica quando, in caso di mancato pagamento del mutuo, la banca avvia il pignoramento dell’immobile. Normalmente il procedimento è molto lungo, può durare anni, viene gestito da un Tribunale e mette sullo stesso piano tutti gli eventuali creditori: dalla banca al condominio, dalla finanziaria a un privato. Nel caso del prestito ipotecario vitalizio, invece, la legge prevede che, trascorsi i 12 mesi concessi agli erediper decidere se pagare il debito o vendere la casa, sia lo stesso finanziatore a gestire in autonomia l’immobile, come fosse di sua proprietà, e a restituire soltanto agli eredi parte del guadagno eventualmente dovuto. Colpisce, oltretutto, che a stabilire la cifra a cui vendere la casa sia un perito “indipendente” identificato dalla stessa banca, anziché da un soggetto terzo come il presidente di un Tribunale.

Dunque,

“l’unica garanzia per chi resta è che, qualora il debito ereditato sia maggiore del valore dell’abitazione venduta, non sarà mai tenuto a pagare nient’altro che la tassa di successione. Cosa deve sapere, invece, chi volesse sottoscrivere un finanziamento del genere? Innanzitutto se è sposato o convive da 5 anni con una persona deve ottenere anche la firma del coniuge. Inoltre, dopo la sottoscrizione del prestito nessun altro può risiedere in casa, a parte figli e badanti. Neppure i nipoti. Pena l’obbligo immediato di ripianare il debito o vendere l’immobile. Chi offre il prestito deve farlo in modo trasparente. Deve presentare due simulazioni del piano di ammortamento, evidenziando anno per anno capitale e interessi: il primo applicando il tasso al momento della stipula e l’altro simulando uno scenario di rialzo di tassi”.