Poteri forti ed euro: cerchiamo di capire da che parte sta il Corriere della Sera

29 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Giuseppe Scassellati e’ avvocato a Roma

Lunedì 28 novembre, sfogliando il Corriere della Sera, sono stato colpito dalla pubblicazione di due articoli gemelli a proposito dell’euro, in prima Angelo Panebianco e a seguire Pierluigi Battista. Il loro contenuto mi ha ricordato la canzone di Jannacci: quelli che … con l’euro i prezzi sono raddoppiati, gli arcigni euroburocrati, le élite europeiste, e via di questo passo.

Passata la sorpresa iniziale, mi sono chiesto: si sarà trattato di una coincidenza, magari dovuta a una disattenzione domenicale della redazione o, di un uno-due intenzionalmente sferrato al prestigioso ex-collaboratore Professor Mario Monti mentre cerca di mantenerci agganciati al treno europeo?

Non sarà che l’establishment italiano si sta preparando al “Piano B” e cerca di fornirgli una legittimazione democratica riesumando il vecchio armamentario sul peccato originale dell’euro? Anche se così non fosse, questi articoli paiono tanto sbagliati nel merito quanto intempestivi.

L’euro é stato voluto da governi europei regolarmente eletti e ad esso si sono aggregati in corsa paesi il cui elettorato ha dato mandato in tal senso ai propri governanti. L’euro ha fornito all’Italia una irripetibile opportunità di rimediare ai propri difetti strutturali rispetto ai paesi più avanzati del continente, grazie a un decennio di tassi eccezionalmente favorevoli.

E’ vero che il patto di stabilità era molto meno di una unione fiscale, in quanto si affidava alla responsabilità dei governi e dei parlamenti di ciascuno dei paesi dell’eurozona. Ma é paradossale da una parte evidenziare questo “difetto” e dall’altra lamentare il trasferimento di sovranità che, avendo agito da irresponsabili, ora ci troveremmo a subire.

La verità é che l’Italia e le sue istituzioni hanno tradito la fiducia che gli altri paesi dell’Eurozona avevano riposto in noi. Non si parli della Grecia e dell’Irlanda, il cui peso è insignificante. Per le dimensioni della nostra economia e del nostro debito siamo noi che potremo mandare a fondo l’euro e precipitare l’Europa nel caos.

Come ci siamo riusciti? Proprio grazie alle nostre istituzioni democratiche.

(Tra parentesi, inviterei a misurare il tasso di democrazia di un paese in cui l’accesso al 90% dei media televisivi non a pagamento era in mano al presidente del consiglio, il quale quando i sondaggi vanno male cambia la legge elettorale e instaura un parlamento di nominati che abdicano alla loro funzione).

Negli ultimi dieci anni provvedimenti demagogici come la eliminazione dell’ICI sulla prima casa, i condoni o la liberalizzazione dell’uso del contante hanno aumentato la pressione fiscale sui fattori produttivi, mentre sono stati accuratamente evitati temi spinosi per il consenso, come l’abolizione dei privilegi e delle diseguaglianze che impediscono la crescita. Ora possiamo solo sperare che l’Europa ci prenda per mano e ci “obblighi” a fare quel che avremmo dovuto fare da soli. L’alternativa è lo sfascio, da cui la democrazia non ha mai tratto alcun vantaggio.