Portogallo e Spagna in lista d’attesa per i salvataggi, parola di Roubini

29 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Dopo la Grecia, sei mesi fa, e l’Irlanda, la settimana scorsa, tocchera’ al Portogallo chiedere gli aiuti per scongiurare il rischio bancarotta. Sara’ poi la volta della Spagna, colpevole di avere sottostimato il costo per rimettere ordine ai suo sistema finanziario. A crederlo e’ l’economista Nouriel Roubini.

Il Dr. Doom, diventato famoso per avere anticipato la crisi del credito prima del 2007, non fa trapelare il minimo segno di speranza: Atene sara’ costretta a ristrutturare il proprio debito (e’ di oggi la notizia che al paese verra’ concesso piu’ tempo per la restituzione dei prestiti ricevuti sotto forma di aiuti da Ue e Fmi, la deadline passa al 2021 dal 2015); la Bce si trovera’ costretta a rendere piu’ morbide le proprie politiche monetarie e gli Stati Uniti si ritroveranno a fare i conti con una nuova probabile recessione.

“Il salvataggio c’e’ stato per la Grecia, e’ arrivato anche per l’Irlanda e cosi’ sara’ anche per il Portogallo”, ha dichiarato Roubini nel corso di una conferenza a Praga. “Il punto e’ capire se un simile destino tocchera’ anche alla Spagna. I fondi ufficiali non sono sufficienti per il bailout anche di Madrid” ha aggiunto.

Per quanto il paese guidato dal premier Zapatero abbia un debito e un budget migliori di altri stati periferici, l’alto tasso di disoccupazione e il collasso immobiliare stanno a significare che, come l’Irlanda, le sue banche avranno bisogno di aiuti d’emergenza, ha specificato il professore della New York University. “L’eventuale costo per ripulire il sistema finanziario spagnolo sara’ ben piu’ grande di quanto stimato dal governo. Come sappiamo, gli stress test dell’Unione Europea non sono stati stressanti a sufficienza”, ha aggiunto Roubini.

Per quanto la Banca centrale europea si sia dichiarata contro le mosse di allentamento monetario targate Fed, sara’ costretta “a provvedere liquidita’ e incrementare la sua base monetaria”, ha concluso l’economista che, in merito al quantitative easing deciso da Bernanke, ha calcolato che $1000 miliardi (e non solo $600 come attuato) aiuterebbero la crescita Usa nel 2011 di solo lo 0.3%.