Populismo, Bernanke: “risultato di 40 anni di insoddisfazioni”

13 Settembre 2018, di Mariangela Tessa

L’ondata populista che ha contribuito ad alimentare la vittoria del presidente Donald Trump e l’ascesa dei progressisti a sinistra non è stata innescata dalla risposta dei responsabili politici degli Stati Uniti alla crisi finanziaria del 2008.

È l’opinione di Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve durante gli anni dell’ultima crisi, che prende così le distanze da un’idea piuttosto comune che fa risalire le scelte politiche attuali come rigetto alle politiche di austerity del dopo crisi.

In una conferenza tenutasi ieri alla Brookings Institution, a cui hanno partecipato gli ex segretari al Tesoro Tim Geithner e Hank Paulson, il predecessore di Janet Yellen ha spiegato che l’ultima crisi

“non è stata la fonte del populismo ma semmai ha esacerbato uno scontento generalizzato che in realtà  andava avanti da 40 anni”.

Bernanke, che nel dicembre 2008 portò i tassi di interesse al minimo storico pari allo 0-0,25%, ha citato la lenta crescita dei salari, il rallentamento della mobilità sociale, l’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio nel 2002, come i fattori scatenanti dell’ondata populista. Anche se il crollo economico e i successivi salvataggi bancari non hanno aiutato, ha ammesso.

Guardando allo stato attuale dell’economia Usa, Bernanke ha poi rilevato che c’è più un problema di “allocazione delle risorse per risolvere vari problemi come l’invecchiamento della popolazione” o le disuguaglianze.