Popolari, inchiesta parlamentare su insider trading. Consob: vendite anomale

11 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – La riforma delle Popolari prosegue spedita in aula, ma un’inchiesta per insider trading rischia di mettere a repentaglio tutto.

Parlando nel corso di un’audizione alla Commissione Finanze della Camera, il presidente della Consob Giuseppe Vegas ha affermato che la Consob dà “un giudizio complessivamente positivo sulla riforma” delle banche popolari, “anche nella prospettiva dell’apertura e dello sviluppo del mercato dei capitali”.

“La riforma – ha sottolineato Vegas – determinerà un aumento dell’efficienza del mercato del controllo societario, con possibili effetti positivi sulla gestione aziendale e sulla qualità dell’informativa al mercato”. Ma sui sospetti di insider trading Vegas ha di fatto affermato che ci sono state operazioni anomale che hanno avuto per oggetto le azioni delle banche popolari, che hanno portato a plusvalenze di circa 10 milioni di euro.

“Le analisi effettuate hanno rilevato la presenza di alcuni intermediari con un’operatività potenzialmente anomala, in grado di generare margini di profitto, sia pur in un contesto di flessione dei corsi”.

“Si tratta, in particolare di soggetti che hanno effettuato acquisti prima del 16 gennaio, eventualmente accompagnati da vendite nella settimana successiva. Le plusvalenze effettive o potenziali di tale operatività sono stimabili in circa 10 milioni”.

L’audizione parlamentare potrebbe mettere seriamente in difficoltà il governo Renzi che nella riforma del settore punta molto.

Le autorità di controllo dei mercati hanno già avviato i primi accertamenti, ma ci vorranno ipoteticamente ancora mesi per scoprire la verità. Al centro delle indagini operazioni sospette sui titoli delle Popolari a Londra, dove ha sede per esempio il fondo Algebris di Davide Serra, finanziere del premier Renzi.

Proprio sull’operatività anomala riferirà Vegas alle Camere. Come ricorda il Fatto Quotidiano in realtà il presidente della Consob non avrà molto da dire, “vuoi per ragioni di segreto istruttutorio, vuoi per il fatto che la maggior parte degli ordini provenivano dall’estero e non sarà così semplice ricostruirne il percorso, mandanti e beneficiari”.

Intanto i conti di BPM si sono rivelati migliori delle stime. Nel quarto trimestre l’utile è cresciuto a 13 milioni mentre nell’intero esercizio è balzato a 232 milioni.

Nell’esercizio 2014 il fatturato è calato a 1,621 miliardi, mentre il margine di interesse a 800,2 milione. Il gruppo ha proposto un dividendo di 2,2 centesimi di euro.

(DaC-Lna)