Pop Vicenza, Bce: vertici vanno condannati

17 Giugno 2016, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Mentre ieri un piccolo risparmiatore si è arreso alla disperazione di aver perso tutto togliendosi la vita, arrivano nuovi retroscena, come rivela la BCE,  sull’affaire della Popolare di Vicenza e della mala gestio di Zonin e soci, Sorato e Piazzetta oggi indagati per aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza.

“Una vera e propria fabbrica di falsi profili” così definisce il quotidiano Repubblica l’azione messa in atto dall’ex gestione della Popolare di Vicenza emersa dall’ispezione condotta della BCE sull’istituto vicentino. 58mila azionisti nuovi e vecchi non risultavano conformi alla normativa Mifid, la direttiva europea “Market in Finanzial Instruments directive” che impone di classificare i clienti in maniera adeguata per fornire loro i servizi vari.

Dall’indagine emerge che pensionati, operai, casalinghe, tutti piccoli risparmiatori poco avvezzi ai termini finanziari son stati trasformati in traders, gestori di hedge fund. Il tutto per sostenere i due aumenti di capitale dell’istituto vicentino, rafforzando il patrimonio della banca. Come si legge nel documento degli ispettori della BCE:

“Gli aumenti di capitale del 2013 e del 2014 sono stati portati a termine adottando un approccio non in linea con le normative Mifid, poiché la Bpvi non ha stilato il profilo di rischio completo dei clienti attraverso i test prescritti oppure li ha alterati a suo vantaggio”.

Secondo quanto rivelato dagli ispettori della BCE sarebbero stati 29mila i nuovi sottoscrittori di titoli coinvolti, altri 29mila azionisti con diritto di prelazione non sarebbero invece stati assistiti in maniera corretta dalla banca ma informati solo con un lettera da rispedire in filiale.

“Serviva in effetti qualche magheggio per far comprare un titolo che nel giro di un paio di anni è passato da un valore di 62,5 a 0,1 euro (…) L’ispezione della Bce non lascia scampo: “I titoli sono sempre stati sovrastimati come dimostra la costante e significativa differenza tra il valore dei titoli della Bpvi e delle altre popolari quotate, utilizzando medesimi modelli di valutazione”. Prendendo solo uno dei molti parametri utilizzati dagli ispettori, il “price to book value”, ovvero il rapporto tra il valore di mercato del titolo (nel caso della Bpvi, il prezzo fissato dai consulenti) e il valore di libro è risultato che il coefficiente della Vicenza (1,2) è quasi il doppio della media di quello delle popolari italiane quotate in Borsa (0,73)”.

Ma non solo profili fasulli, altro grave danno perpetrato dalla banca – come rivelano gli ispettori della Bce – riguarda il finanziamento di acquisti delle azioni e aver illuso i clienti di poter rivendere quegli stessi titoli alla banca. Il caso è scoppiato tra gennaio 2013 e dicembre 2014, quando le richieste di riacquisto sono diventate insostenibili al punto che la Popolare di Vicenza si è trovata dinanzi 15mila ordini dal valore complessivo di 1 miliardo di euro e tempi troppo lunghi per evadere queste richieste.

“A gennaio 2013 le richieste valevano solo 52,5 milioni di euro e ci volevano 28 giorni per evaderle. Alla fine del 2013 è stato calcolato che servivano 311 giorni. La banca non aveva mai segnalato nei prospetti informativi la possibilità di non essere in grado di garantire la liquidità sul titolo, comunicata solo a marzo del 2015 con una lettera”.

Inoltre gli ispettori comunitari hanno rivelato che quando la banca ha riacquistato i titoli non ha rispettato l’ordine temporale, comprando un po’ “come piaceva a lei” senza rispettare alcuna priorità oggettiva.

“Tra gennaio 2014 e febbraio 2015, almeno 200 ordini sono stati evasi con una priorità che non ha seguito la normale procedura per un controvalore di 21,8 milioni di euro”. Sono state scoperte anche alcune lettere in cui la banca garantisce ai più “fortunati” o il riacquisto di titoli pari al capitale investito o assicura un rendimento minimo o ancora un generico riacquisto. Le assicurazioni più impegnative riguardano 10 clienti per un controvalore di 38 milioni, mentre le altre si riferiscono a 52 clienti per un controvalore di 182,2 milioni”.

Per gli ispettori l’AD e il direttore finanziario della Popolare di Vicenza sono i responsabili dei tanti capitali persi nei fondi lussemburghesi e con i prestiti e anche il CDA ha eseguito uno scarso o meglio inesistente controllo.