POLITICA: CHI COMANDA NEL PDL SENZA PREMIER?

11 Agosto 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Se si archivia l’antiberlusconismo, che ne sarà – pur godendo il suo eroe eponimo di ottima salute politica – del berlusconismo e, en passant, di quella cosa un po’ misteriosa che è oggi il Pdl? La domanda – checché ne dicano – se la titillano senza poterlo confessare neanche a se stessi molti dei delfini, in queste ore. Silvio è tranquillamente in sella, certo; può permettersi di fare il nonno, costruisce balene nella roccia a Villa Certosa per l’amato nipotino Alessandro e si occupa al limite solo di Grosse Politik (per esempio telefona all’amico Putin per dissuaderlo dal conflitto in Georgia). Ma i suoi nipotini politici (per non dire i figli) non sono buoni e bravi come il piccolo Alessandro.

Anzi, fanno un po’ i discoli. Complice la rarefazione ferragostana degli impegni, il vizio incontrollato della telefonata-sfogo (che si viene a sapere in un nanosecondo), il tic atavico (e rivelatore) della richiesta di precisazione all’Ansa, si capisce con sicurezza una cosa: figli e nipotini del Cavaliere si son già messi ad alambiccare – talora a litigare – su due questioni differenti. Chi sarà (chissà quando) il leader del futuro; e chi (già da domani) dovrà prendere le redini del nuovo centrodestra a reti unificate. Il 18 agosto, ha ricordato Maurizio Gasparri, si riunirà il comitato che scriverà lo statuto del Pdl. An non vorrebbe la figura di un reggente, ha capito che inevitabilmente finirebbe appaltata a un uomo di Forza Italia, e preferisce un comitato di gestione. Il partito del Cavaliere era dell’idea opposta, e aveva pronto il nome: quello di Denis Verdini, toscanaccio che in questa fase è il vero uomo macchina del partito, successore autentico di Marcello Dell’Utri.

«Le cose si metteranno a posto da sé», ha mormorato tornando dal mare Verdini. Sarà, ma alle sette e mezzo di sera Fabrizio Cicchitto ha sentito il bisogno di dire che, «fermo rimanendo il ruolo dell’onorevole Verdini e dell’onorevole La Russa, nel futuro saranno coadiuvati da un nucleo politico composto da dirigenti appartenenti a Fi, An e ad altre formazioni politiche interessate. Punto». Come dire: una bella diarchia per non dare a nessuno la sensazione della trombatura. Il resto sono «fantasie d’agosto». Il fatto è che, reggente a parte, tre leader in sonno (e neanche tanto) di un dopo-Silvio – magari con Berlusconi asceso a più alta incombenza – ci sono già. Gasparri ha detto a Libero, quotidiano non pregiudizialmente ostile a Berlusconi, che per la successione (quando sarà) «i nomi sono tre, Gianfranco Fini, Roberto Formigoni e Giulio Tremonti».

E i tre in effetti si muovono, fanno cose, vedono gente. Parlano, o qualcuno parla significativamente con loro, e lo riferisce in giro. Non fanno soltanto vacanza. Il candidato dei candidati, Giulio Tremonti, ieri era a Bressanone per ascoltare un angelus di Benedetto XVI. Come il Papa, Giulio si riposa in Cadore, esattamente a Lorenzago. Si sveglia presto, fa lunghe camminate con le scarpe da trekking, passione peraltro condivisa in altri tempi appunto da Cossiga. Dopo la messa si è chiuso in una saletta dell’Hotel Elephant e ha pranzato assieme al senatore a vita. Ecco, volete sapere Cossiga quando l’ha incontrato come l’ha apostrofato? «Saluto il futuro leader del Pdl», come ha raccontato chi l’ha seguito nella visita pomeridiana all’abbazia agostiniana di Novacella. Gianfranco Fini, ad Ansedonia, si dedica invece alla figlia neonata Carolina, ma chi lo conosce sottolinea «quanto voglia smarcarsi dal ruolo un po’ imbalsamato di presidente della Camera».

Anche in cene dedicate al relax può allora capitare di sentirlo ripetere concetti cari, accanto al federalismo occorre pensare all’elezione diretta del capo dello stato. Tremonti si batte per il nord? Lui rispolvera la questione dei soldi alle regioni del sud. Silvio lavora per la cordata che salvi Alitalia? Gianfranco sottolinea che gli esuberi (settemila?) non possono esser fatti pagare solo a Roma.

La Roma di Alemanno, che la farebbe pagare ad An (e al Pdl) già alle europee. Il paradosso è che due dei leader in sonno potrebbero cominciare a parlarsi tra loro per bilanciare quello che al momento appare il più potente dei tre, il divo Giulio (di Lorenzago). Roberto Formigoni non è affatto contento della mannaia che con la manovra s’è abbattuta anche sulla Lombardia, un bene finora condiviso, dai due. E l’ha detto a Bossi. Su questo, con Fini si realizzerebbe una convergenza oggettiva. Magari con una sponda pronta, la costituente di centro di cui Pier Ferdinando Casini ieri è tornato a parlare, e per la quale esiste di fatto già un accordo con chi? Col redivivo Clemente Mastella, un po’ sciupato, sì, ma stanco dell’esilio ceppalonico. I tre si ritroveranno, tra l’altro, insieme al meeting di Cl, a settembre. Il tutto, naturalmente, fino a quando Silvio non si sarà annoiato di mare, balene nella roccia coi personaggi di Pinocchio e feste di ferragosto.

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