Si interrompono cali PMI, ma euro forte pesa su export

23 Aprile 2018, di Daniele Chicca

La ripresa in Germania e Francia non è compromessa e anzi le due prime potenze dell’area euro stanno consolidando la crescita delle attività manifatturiere e del terziario. La contrazione dell’attività si è interrotta, per lo meno per il momento, e questo è un buon segno, visto che dimostra che la ripresa è ancora in gioco.

Sono alcune delle considerazioni principali si possono trarre analizzando gli ultimi dati sugli indici PMI di aprile. Gli indici compositi PMI sono rimasti invariati in area 55,2 e gli economisti prevedono che anche nei prossimi 3-6 mesi l’andamento dovrebbe essere simile.

Alla luce di questi e degli altri ultimi dati macro, la Bce non dovrebbe pertanto cambiare la traiettoria delle sue politiche monetarie. A preoccupare sono però due fattori principalmente: un’attività manifatturiera meno incoraggiante di quella generale (toccati i minimi di 14 mesi a 56 punti, come previsto) e il trend dell’euro.

L’euro forte sta pesando sull’export e questo ha un impatto negativo sulle piccole e medie imprese, un contesto che è destinato a penalizzare le economie dell’area meno solide di Germania e Francia, come Italia e Spagna.

Anche se nel complesso gli indici PMI compositi dell’area euro dicono che l’attività è stabile, con la Germania come al solito a fare da traino, nell’area della periferia l’attività è ai minimi degli ultimi 18 mesi. Si sta dunque ampliando il divario tra paesi forti e deboli dell’Eurozona.

Il commento degli analisti

Fred Ducrozet della banca privata svizzera Pictet è preoccupato per il rallentamento delle nazioni più piccole dell’area euro e per l’impatto che l’euro forte potrebbe avere sulle esportazioni. I due segnali negativi, secondo lui, sono i minimi di 18 mesi toccati dalle economie se si escludono i contributi positivi di Francia e Germania e il rafforzamento della moneta unica.

I dati sui PMI di Italia e Spagna vengono pubblicati all’inizio di maggio ma l’economista Ulrik Bie ha la sensazione che non saranno troppo positivi. I PMI manifatturieri dell’area euro hanno fatto peggio rispetto a Germania e Francia, il che è un chiaro segnale di come Spagna e Italia abbiano registrato una performance inferiore.

Detto questo, la crescita non è compromessa, si sta semplicemente prendendo una pausa. Così per lo meno la pensa l’economista Nadia Gharbi, che pone l’accento sul fatto che l’economia stia facendo fatica a espandersi con continuità. Gharbi cita il fatto che “le supply chain (catene di approvvigionamento) siano state sfruttate quasi al massimo”.

Il PMI composito dell’area euro è rimasto invariato a quota 55,2 punti in aprile, facendo meglio del consensus generale (54,8). L’indice dei servizi è salito marginalmente (+0,1 punti in area 55), mentre quello manifatturiero è calato di -0,6 punti a quota 56. I problemi lato offerta hanno contribuito ancora una volta a un rallentamento in termini di produzione e ordini.

L’analista di Danske Bank Aila Mihr prevede che i valori PMI dell’Eurozona rimarranno per un po’ di tempo ancorati sui livelli attuali. “I PMI si sono stabilizzati in aprile, ma i cali dei nuovi ordini e un ottimismo in calo dicono che potrebbero esserci dei cali infuturo. Noi prevediamo che gli indici PMI si consolidino in area 55 nell’orizzonte temporale di 3-6 mesi. Significa che la crescita dovrebbe rimanere buona in area euro“.