PIU’ FIDUCIA
PER PIAZZA AFFARI

di Redazione Wall Street Italia
18 Settembre 2005 19:47

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Piccoli azionisti d’Italia ricominciano a sperare. Dopo l’estate segnata dal ritorno delle minacce terroristiche, calamità naturali e notizie contrastanti sulla salute dell’economia nazionale e globale, gli italiani con titoli azionari in portafoglio hanno deciso di dire basta all’eccesso di pessimismo. Un cambio di umore segnalato dagli indicatori di fiducia e che si è riflettuto anche in comportamenti concreti, come la «ripresina» delle sottoscrizioni dei fondi azionari segnalata dalle statistiche di agosto.

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IL RIMBALZO – La Borsa tra luglio e la prima settimana di settembre è salita di oltre il 5% (indice Mibtel), realizzando quindi in due mesi e poco più la metà del rialzo (12% circa) di tutto il 2005. Una performance che si somma al 48% realizzato tra il 2003 e il 2004, ma che ha lasciato indifferenti (o quasi) gli investitori privati, segnati dalle pessime esperienze accumulate negli anni precedenti. Ora, finalmente, la fiducia dei risparmiatori in Piazza Affari è migliorata un poco: si tratta del primo segnale positivo dopo l’ultimo crollo verticale della loro speranza, cominciato in primavera.

L’INDICATORE – L’indice Bsi Gamma Corriere Economia – il primo che misura i sentimenti finanziari delle famiglie con azioni intervistando ogni mese un campione di 300 individui – è tornato nel mese di luglio a quota 32,7% recuperando un paio di punti rispetto al 30,7% di giugno. Certo siamo molto lontani dall’euforia (quota 100) e dai massimi dell’anno (43,2% in febbraio). Ma la curva si è raddrizzata.

E ora vediamo più nel dettaglio le quattro anime della fiducia che compongono l’indice generale. Migliora il termometro dell’ottimismo a un anno. Il 38,8% degli intervistati dagli esperti di Gfk, la società che cura il sondaggio, pensa che tra 12 mesi Piazza Affari sarà più in alto di dove è ora, con una performance media del 4,91%.

MENO PESSIMISMO – Si ingrossa anche l’esercito degli scettici rispetto a un crac epocale (-30%) nei prossimi sei mesi: in luglio escludeva l’ipotesi della débâcle borsistica entro gennaio il 76% dei piccoli azionisti, mentre in giugno ci riusciva il 74% e in maggio solo il 70%. Più numerosi anche i rimbalzisti del giorno dopo: il 33,3% crede nell’idea che ventiquattr’ore dopo un crollo dei prezzi Piazza Affari non possa che risalire: a fine giugno i fatalisti in rosa («domani è un altro giorno») non arrivavano al 30%.

L’unico indicatore in peggioramento è il barometro dell’incertezza, quello che misura la differenza algebrica tra pessimisti e ottimisti a tre mesi: in luglio è arrivato a -17,3% contro il -15% di giugno. Chi vede grigio a breve gittata, quindi, resta pur sempe più numeroso.

NORDOVEST IN TESTA – La geografia dell’ottimismo segnala, come sempre, una maggior concentrazione di speranza a Nordovest, dove l’indice generale di fiducia è al 41%, sopra la media nazionale (32,7%). Il Nordest, invece spera solo al 30,8% mentre il Sud e le Isole non arrivano al 20%. Sempre più accentuata la differenza tra uomini e donne: i maschi hanno un indice di fiducia pari al 40%, le signore si fermano al 24,3%. Guardando invece nei portafogli si scopre una maggior speranza (34,7%) da parte di chi possiede tra il 10 e il 50% del patrimonio investito in azioni. Chi ha diversificato in Borsa con il 10% (o meno) ha invece un indice di fiducia un po’ sotto la media (31,4%).

I «BASTIAN CONTRARI» – Il riaccendersi della speranza (anche se minimo) si presta a varie interpretazioni. I «bastian contrari», quelli che aspettano le inversioni di tendenza per andare contro corrente, probabilmente stanno drizzando le antenne.

Quando i piccoli azionisti smettono di disperare, dicono, potrebbe essere vicina l’ora giusta per vendere. Chi invece non sposa queste teorie, forse, si sente un poco sollevato: il pericolo di euforia a questi livelli è molto lontano e le famiglie sono meno diffidenti nei confronti della Borsa.

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