Pimco, dollaro debole apre porte a rialzo tassi Usa

8 Aprile 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – L’indebolimento del dollaro e’ un’occasione che la Fed che non si farà sfuggire per aumentare i tassi di interesse. Ne e’ convinto Tony Crescenzi, strategist di Pimco, in un’intervista alla Cnbc, ricordando a questo proposito che l’index dollar, che misura la performance del biglietto verde contro le sei principali valute, è sceso del 4 per cento circa da inizio l’anno.

“Ci sono cinque modi per inasprire le condizioni condizioni finanziarie: i prezzi delle azioni, i rendimenti dei titoli, spread creditizi, prestiti bancari e il valore del dollaro. Solo quest’ultimo tuttavia e’ lo strumento usato dalla Fed per evitare che l’economia di muova troppo in fretta, spingendo verso l’alto i prezzi sui servizi alle imprese nel corso del tempo” ha aggiunto Crescenzi, aggiungendo che “se la debolezza del dollaro dovesse persistere, questo aprirebbe la porta a un aumento nel mese di giugno”, ha detto Crescenzi.

Ieri lo yen ha guadagnato quasi il 2 per cento nei confronti del dollaro, raggiungendo i massimi di 17 mesi. Secondo FedWatch, intanto, le probabilità di un rialzo dei tassi della Fed nel mese di giugno sono il 20 per cento.

Ieri, Janet Yellen, governatore della Federal Reserve, parlando da New York in un panel a cui hanno partecipato ex numeri uno della banca centrale Usa: Ben Bernanke, Alan Greenspan (presente in collegamento video) e Paul Volcker si è detta ottimista sull’andamento dell’economia americana. Senza fornire alcuna tempistica, ribadisce che il rialzo del costo del denaro negli Stati Uniti sarà “probabilmente graduale”.

Secondo Yellen, l’America ha fatto “notevoli passi avanti” e continua a essere in buona salute “nonostante venti contrari in arrivo dall’estero”. La prima donna alla guida della banca centrale americana ha difeso la mossa di alzare i tassi di interesse a dicembre per la prima volta dal 2006: “Non è stato un errore” dice. E anche se i tassi restano comunque vicini ai minimi storici, aggiunge, “non ci sono segni di bolle” negli Stati Uniti.

“L’economia si muove su binari solidi – spiega – non su bolle speculative. Abbiamo cercato tracce di eventuali instabilità finanziarie. E non ravvediamo segni di squilibrio” Non preoccupa neanche l’inflazione che, conclude Yellen, “è bassa per via di fattori transitori” come il forte calo del petrolio iniziato nel giugno 2014.