Pil: l’Italia non è più fanalino di coda d’Europa, la Commissione alza le stime

11 Novembre 2021, di Mariangela Tessa

L’Italia non è più fanalino di coda dell’Unione europa. Dopo il rimbalzo nella prima metà del 2021, il Pil reale in Italia è destinato a continuare ad espandersi ‘con forza’, grazie alla forte spesa per investimenti, anche se è soggetto a ‘alcuni venti contrari nel breve termine’. Lo indica la Commissione europea che, oggi, ritoccando al rialzo le ultime stime, spiega che in termini di crescita l’Italia non è più ultima nell’Ue né quest’anno ne’ l’anno prossimo.

Le ultime stime indicano che il Pil italiano crescerà quest’anno del 6,2%, oltre la media della zona euro. Si passerà al +4,3% nel 2022 e + 2,3% nel 2023. In primavera stimava per quest’anno +4,2% e l’anno prossimo +4,4%; le stime d’estate indicavano per quest’anno il 5% per quest’anno e il 4,2% per l’anno prossimo.

Quest’anno è la Germania a crescere meno di tutti gli altri paesi (2,7%) recuperando però nel 2022. La Francia crescerà con maggiore forza dell’Italia quest’anno (6,5%), però meno l’anno prossimo (3,8%) a fronte di una stima per l’Italia di 4,3%.

Trend in calo anche per il deficit/pil, che quest’anno si attesterà a quota 9,4% per scendere nel 2022 al 5,8% e nel 2023 al 4,3%. Il debito/pil registrerebbe una flessione passando dal 155,6% nel 2020 al 154,4%, al 151,4% nel 2022 e al 151% nel 2023.

Non è tutto rose e fiori. La pressioni sui prezzi delle materie prime sono destinate a spingere l’inflazione sopra il 2% il prossimo anno, dopo che quest’anno si situerà all’1,8% dopo -0,1% nel 2020 per portarsi l’anno prossimo al 2,1% e nel 2023 all’1,4%.

Riviste al rialzo anche le stime della zona euro: secondo Bruxelles, nel 2021 la crescita del pil nell’area euro aumenterà al 5% dopo -6,4% nel 2020. In primavera stimava 4,3%, in estate +4,8%. Nel 2022 4,3% (in estate stimava 4,5%, in primavera 4,4%). Il tasso di inflazione è previsto restare stabile rispetto al 2020, 2,4%, in calo nel 2022 a 2,2% e in ulteriore forte calo nel 2023 a 1,4%.

Nuove “restrizioni” rischiano di far deragliare la ripresa

Tutto bene, quindi? Non proprio. Nonostante la forte ripresa economica che apre la strada a una crescita più solida, la Commissione europea indica che ‘l’incertezza e i rischi sulle prospettive di crescita rimangono molto elevati’. Sebbene l’impatto della pandemia sull’attività economica si sia notevolmente indebolito, il Covid-19 non è ancora stato sconfitto e la ripresa dipende fortemente dalla sua evoluzione, sia all’interno che all’esterno della Ue. Alla luce della recente ondata di casi in molti paesi, ‘non si può escludere il ripristino di restrizioni che impattano sull’attività economica’. Tale rischio e’ particolarmente rilevante negli Stati membri con tassi di vaccinazione relativamente bassi.

I rischi economici riguardano anche l’impatto potenzialmente protratto degli attuali vincoli di approvvigionamento e strozzature. Per il commissario all’economia Paolo Gentiloni ci sono tre minacce chiave a questo quadro positivo: un marcato aumento dei casi di Covid, più acuti nelle aree in cui le vaccinazioni sono relativamente basse; inflazione in aumento, trainata in gran parte da un’impennata dei prezzi dell’energia; e interruzioni della catena di approvvigionamento che gravano su numerosi settori. In altre parole, non è esclusa una revisione al ribasso delle stime attuali.