Economia

Piazza Affari, occasione mancata per le Pmi: poche entrate, troppe uscite

L’accesso ai mercati finanziari resta una leva decisiva per la crescita delle piccole e medie imprese italiane. Ma tra sottovalutazioni, scarsa liquidità e alternative sempre più competitive, la Borsa continua a essere vissuta più come una sfida che come una destinazione naturale. È quanto emerge dal Primo Rapporto dell’“Osservatorio Pmi e Mercato dei Capitali”, promosso da Consob e CeTIF – Università Cattolica, che per la prima volta analizza in modo strutturato il rapporto tra Pmi e mercato dei capitali.

Chi arriva in Borsa è già “più grande”

Il Rapporto si fonda su una mappatura ampia, che prende in esame un campione rappresentativo di circa 120.000 Pmi italiane. Il quadro che ne emerge conferma una caratteristica strutturale dell’economia nazionale: la netta prevalenza di imprese di piccola dimensione. L’88% delle Pmi non quotate ha meno di 50 addetti, una soglia che rende più complesso l’accesso ai mercati regolamentati.
Dal punto di vista territoriale, la Lombardia si conferma il principale polo produttivo del Paese, concentrando il 22% del totale delle Pmi osservate. Sul piano settoriale, il manifatturiero resta l’asse portante, rappresentando oltre un terzo delle imprese non quotate e mantenendo un peso analogo tra quelle presenti in Borsa.

Nonostante il ruolo centrale delle piccole imprese nell’ossatura dell’economia italiana, le imprese quotate costituiscono una quota marginale del campione analizzato: appena lo 0,14%. Ma sono Pmi profondamente diverse dalla media. Presentano dimensioni più elevate, una maggiore esposizione ai settori tecnologici e scientifici e una propensione più marcata verso innovazione e crescita. In altri termini, la quotazione non appare come un punto di partenza, bensì come l’approdo di un percorso di rafforzamento già avviato.
È proprio qui che si apre il divario: molte Pmi restano troppo piccole per essere attrattive sul mercato, ma senza il mercato faticano a crescere.

Il paradosso del delisting

Il dato più critico riguarda l’evoluzione del perimetro del listino. Tra il 2023 e la prima metà del 2025 sono state 62 le Pmi che hanno fatto ingresso sul mercato azionario, a fronte di 86 uscite. Il saldo negativo si traduce in una contrazione di oltre 44 miliardi di euro di capitalizzazione.
Alla base delle operazioni di delisting si ripetono tre fattori chiave: volumi di scambio ridotti, valutazioni ritenute non coerenti con i fondamentali e la crescente attrattività del private equity, in grado di offrire premi più elevati e una maggiore flessibilità gestionale rispetto ai vincoli della Borsa.

Non finisce qui. Il rapporto evidenzia come le mid-small cap italiane siano mediamente valutate a multipli inferiori rispetto ai principali benchmark europei. Una sottovalutazione che produce effetti concreti: minore capacità di raccolta di capitale, difficoltà a utilizzare il titolo come strumento per operazioni straordinarie e un incentivo implicito all’uscita dal mercato.

Non mancano però i possibili fattori di inversione. Secondo quanto rileva il rapporto, il ritorno dei flussi positivi nei Pir, l’avvio del Fondo Nazionale Strategico Indiretto (con oltre un miliardo di euro previsto dal 2026), la graduale riduzione dei tassi e un miglioramento atteso degli utili nel corso del 2026 potrebbero riaccendere l’interesse degli investitori verso il segmento Pmi.

Infine, uno sguardo all’innovazione. Il rapporto restituisce un’immagine a doppia velocità: da un lato, la spesa privata in Ricerca e Sviluppo rimane al di sotto della media europea. Dall’altro, il venture capital italiano mostra segnali di crescita, pur restando lontano dai volumi registrati in Francia e Germania.
Le Pmi più innovative presentano performance migliori, ma continuano a incontrare ostacoli nell’accesso al capitale di rischio, limitando la possibilità di trasformare il potenziale tecnologico in crescita strutturale.

La voce degli imprenditori

Le interviste raccolte dai ricercatori di Consob e CeTIF restituiscono una percezione ambivalente della Borsa. Da un lato, gli imprenditori riconoscono benefici concreti in termini di governance, accesso al credito e reputazione internazionale. Dall’altro, emerge una diffusa frustrazione per la scarsa valorizzazione del titolo e per un mercato percepito come poco attento alle specificità delle Pmi.

Resta inoltre forte il tema culturale: l’apertura del capitale e l’accettazione di regole più rigorose rappresentano ancora, per molte imprese familiari, un passaggio difficile.

Il Rapporto individua cinque direttrici di intervento prioritarie: ampliamento della presenza di investitori istituzionali, inclusi fondi pensione e assicurazioni; stabilizzazione e rafforzamento di strumenti come Pir ed Eltif; sostegno alla crescita dimensionale delle imprese; innalzamento degli standard qualitativi all’ingresso sul mercato; programmi di formazione e accompagnamento per gli imprenditori nella fase post-quotazione.

“Il primo Rapporto dell’Osservatorio conferma il ruolo strategico delle Pmi per la crescita del Paese e, al tempo stesso, le difficoltà strutturali che ancora ne limitano l’accesso ai mercati dei capitali. La collaborazione tra Consob e il mondo accademico – dichiara Luca Filippa, Direttore Generale della Consob – ha dato vita a un osservatorio aperto e inclusivo, capace di alimentare un confronto qualificato tra istituzioni, operatori di mercato, imprese e università. Nel rispetto del nostro mandato di vigilanza, lavoriamo per mercati trasparenti, liquidi ed accessibili, in grado di coniugare la tutela degli investitori con un migliore finanziamento dell’economia reale. Il rafforzamento della qualità all’ingresso, l’ampliamento della base investitori e percorsi di accompagnamento manageriale sono condizioni decisive per trasformare il potenziale delle Pmi in valore per il Paese”.

“Le Pmi si confermano un asset fondamentale della nostra economia ma hanno bisogno di fare un salto di qualità – ha dichiarato Federico Rajola, Direttore Cetif e Professore Ordinario Università Cattolica del Sacro Cuore. – Questa prima parte dell’Osservatorio ha fotografato la situazione evidenziando il punto di vista degli imprenditori, nella seconda parte ci confronteremo anche con gli accademici europei per comprendere come il tema è stato affrontato e in alcuni casi superato in altri paesi”.