PIAZZA AFFARI ANCORA NEGATIVA A META’ SEDUTA

30 Novembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

Per Piazza Affari è una giornata senza storia, con tutti gli indici in calo e nessuno spiraglio di luce in fondo al tunnel.

Tutti i settori sono in discesa e gli stessi telefonici che ieri avevano provato a rimbalzare, oggi sono tra i titoli che perdono di più tra le Blue Chips.

Il Mibtel a metà seduta cede l’1,31% e il Mib30 l’1,40%. Fortemente negativo il Nuovo Mercato, che lascia a livello settoriale il 2,44%. Anche il Fib30 perde punti e si colloca a quota 47.160.

Di fatto, alle vendite non stanno corrispondendo gli acquisti. “E’ vero – commenta a Wallstreetitalia Antonio Ranieri, analista di Uniprof – i titoli in positivo si contano sulle dita di una mano e crescono solo marginalmente; la verità è che i veri compratori stanno fermi, e aspettano segnali forti da Wall Street prima di rientrare in gioco”.

Il problema è che dall’America non giungono spunti rassicuranti: a due ore e mezza dall’apertura delle contrattazioni a New York, tutti i futures sugli indici sono in ribasso, e quello sul Nasdaq segna addirittura un calo del 2,2%.

“Anche la riunione di oggi della Banca centrale europea – dice Ranieri – è un non-evento, in quanto non ci aspettiamo movimenti sui tassi della zona euro; semmai stiamo aspettando il dato di domani sulla disoccupazione in USA. Per ora notiamo che sui mercati c’è solo un grande timore di fronte al rallentamento eccessivo dell’economia americana”.

Tra i titoli in forte calo c’è StMicroelectronics, che risente dell’allarme lanciato dalla statunitense Altera (ALTR). “Direi che ormai quello dei semiconduttori è un settore molto sensibile, che risente un po’ di tutto; la questione è che secondo il mercato il comparto ha già raggiunto il suo picco, con due anni di anticipo rispetto a quanto stimano le stesse società”.

Nel settore bancario soffre San Paolo Imi che lascia sul terreno il 3,61% a 17,74 euro. Va giù anche la controllata Fideuram, -1,31% a 15,07 euro. San Paolo soffre ancora, evidentemente, del recente downgrade sul comparto del credito da parte di alcune banche d’affari straniere.

Tra i pochi titoli che salgono c’è invece Montedison, +0,93% a 2,37 euro. “La sensazione del mercato – osserva Ranieri – è che nonostante le ripetute smentite il gruppo voglia disimpegnarsi dall’alimentare”. La controllata Eridania Beghin Say ha annunciato di volersi dividere in quattro società (una per lo zucchero e derivati; la seconda per amido e derivati; la terza per olii vegetali; la quarta per mangimi per animali) al fine di creare più valore per i suoi azionisti.

“Credo poco a questa spiegazione – dice l’analista di Uniprof – né ritengo che effettivamente si crei più valore; al contrario sono convinto che questa divisione in quattro renda le singole società più vulnerabili. Penso che dietro ci sia una Montedison che vuole disimpegnarsi gradualmente, e la conferma la trovo nei pesanti investimenti che nel frattempo sta facendo in altri settori”.