Petrolio: minaccia maggiore viene dall’Iraq

12 Novembre 2015, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – A causa dell’arrivo di un nuovo protagonista del commercio mondiale, che finirà per inondare i mercati di barili di petrolio, le quotazioni della preziosa materia prima stanno calando ulteriormente nell’ultimo periodo. Stiamo parlando, e lo dovrebbero sapere ormai tutti quelli che seguono gli ultimi sviluppi di geopolitica, dell’Iran.

Per annientare qualsiasi velleità dei produttori americani di gas di scisto, l’Opec ha un altro asso nella manica da giocare oltre a Teheran. Si tratta di un paese situato sempre in Medioriente, proprio al confine con la Repubblica Islamica iraniana. Eliminate le sanzioni economiche contro l’Iran, uno dei paesi più ricchi di risorse petrolifere, la nuova minaccia per Usa e mercati energetici è rappresentata dall’Iraq.

Baghdad, nonostante il perdurante conflitto interno destabilizzante, sta registrando i tassi di crescita maggiori all’interno del blocco degli esportatori di oro nero. Nelle ultime settimane ha caricato di greggio almeno 10 navi petroliere dirette negli Stati Uniti.

(Immagine: Bloomberg)

Facendo una stima approssimativa, a novembre, mese in cui le spedizioni di greggio iracheno ai porti statunitensi sono aumentate nettamente, 19 milioni di barili dovrebbero così arrivare nelle rive delle coste americane. Si tratterebbe del totale più alto da giugno 20112, secondo i dati dell’EIA, l’Agenzia Internazionale di Energia.

Oggi sui mercati finanziari, i futures sul petrolio scambiato nel Wti americano viaggiano in ribasso attestandosi a 43,76 dollari al barile. Se i valori resteranno così bassi anche per i prossimi anni, in realtà anche le nazioni dei ricchi imperi dei petrodollari, come l’Arabia Saudita, che si stanno indebitando fortemente, rischiano grosso.