Wall Street chiude negativa. Tornano timori crescita globale

5 Aprile 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Chiude col segno meno la seduta odierna di Wall Street su cui pesano i timori di una nuova battuta d’arresto della ripresa mondiale. Nel finale, il Dow perde lo o,75% a 17.603 punti, lo S&P 500 scivola dell’ 1,01% a 2.045 punti mentre il Nasdaq perde lo 0,98% a 4.843 punti.

D’altra parte il quadro mondiale non sembra incoraggiante: in Giappone il Nikkei ha perso il 2,4% sulla scia di un rafforzamento dello yen; in Europa le piazze sono in rosso dopo una serie di dati Pmi deludenti e in Germania – la piu’ grande economia dell’Eurozona – a febbraio la domanda dall’estero si e’ indebolita pesando sugli ordini all’industria (-1,2% mensile).

A tutto cio’ si aggiunge l’avvertimento del direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde: da Francoforte ha detto che “Non siamo in crisi ma la ripresa e’ troppo lenta e troppo fragile” con i rischi al ribasso che potrebbero essere aumentati. Spiegando che l’outlook globale si e’ indebolito negli ultimi sei mesi, Lagarde preannuncia un taglio delle stime di crescita mondiale che saranno diffuse tra una settimana nel World Economic Outlook.

Dal fronte macroeconomico americano, il deficit della bilancia commerciale si e’ allargato a febbraio del 2,6% a 47,1 miliardi di dollari, colpa di un dollaro forte e di un petrolio in calo. Potenzialmente il dato puo’ pesare sul Pil del primo trimestre.

Sui mercati delle materie prime si registra la terza seduta in flessione consecutiva per i prezzi del petrolio. A pesare è il crescente scetticismo circa l’abilità dei principali produttori della risorsa di trovare un accordo per congelare i livelli di produzione quando si incontreranno a Doha il 17 aprile.

Nei giorni scorsi l’Arabia Saudita aveva fatto capire che senza la partecipazione dell’Iran l’accordo coordinato non aveva senso. Teheran è quanto mai riluttante a rinunciare alle quote di mercato riguadagnate ora che le sanzioni economiche internazionali sono state cancellate. Un’intesa di questo tipo tra i paesi membri e non membri dell’Opec contribuirebbe a rallentare la caduta dei prezzi, che è dovuta tra le altre cose a un eccesso dell’offerta senza precedenti. Per ora hanno accettato l’invito in Qatar in 12.

È caccia ai beni rifugio, come lo yen giapponese e l’oro. Le quotazioni del metallo prezioso sono in rialzo di oltre l’1% in questo momento. Dopo due giornate in profondo rosso, il petrolio a maggio al Nymex ha finito in rialzo dello 0,5% a 35,89 dollari al barile.

Valori così bassi, al limite del break-even, rischiano di infliggere un duro colpo alle attività e alle entrate delle principali società petrolifere del mondo.

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