Petrodollari al top, ecco gli investimenti migliori in materie prime

25 Aprile 2018, di Alessandra Caparello

NEW YORK (WSI) – Il recente aumento dei prezzi del petrolio è destinato ad aumentare i patrimoni dei fondi sovrani e gli asset globali mentre i principali paesi produttori di greggio utilizzano sempre di più i petrodollari, secondo quanto rendono noto gli analisti.

“L’aumento dei prezzi del petrolio sta generando un cambiamento nei flussi e nei ricavi in tutto il mondo, invertendo di fatto il precedente grande cambiamento visto tra il 2014 e il 2016″. Il balzo dei prezzi indebolirebbe il dollaro, allentando le condizioni finanziarie e facilitando le attività di credito in Usa.

Così hanno scritto gli analisti di JP Morgan Chase. guidati da Nikolaos Panigirtzoglou, parlando di un ritorno in auge dei petrodollari. Si tratta di un’inversione di tendenza proprio in un momento in cui le banche centrali di tutto il mondo si apprestano ad avviare processi di normalizzazione delle politiche monetarie dopo anni di tassi zero e iniezioni di liquidità senza precedenti.

Gli analisti della banca prevedono che i produttori di energia che si estendono dal Medio Oriente alla Norvegia abbiano visto i giri d’affari derivanti dal petrolio scendere da 1.600 miliardi di dollari nel 2014 – quando il greggio ha raggiunto i 115 dollari al barile – a meno di 800 miliardi di dollari nel 2016, quando è sceso a 27 dollari.

Il calo dei proventi petroliferi ha colpito i mercati mondiali, tagliando la domanda di beni importati da parte dei grandi stati produttori e riducendo la capacità dei principali fondi sovrani e delle banche centrali di acquistare attività estere. Come conseguenza del calo delle quotazioni del greggio, si stima che in quell’arco di tempo i fondi e gestori di riserve valutarie abbiano comprato $160 miliardi in meno di titoli azionari e $80 miliardi in meno di bond.

Il ritorno dei petrodollari

È il potenziale rovesciamento di una parte di quella “stretta quantitativa” globale (Quantitative Tightening) che si è verificata quando i prezzi del petrolio sono scesi precipitosamente, e potrebbe equivalere a un ulteriore immissione di liquidità nel sistema in un momento in cui le banche centrali stanno cominciando a normalizzare le loro strategie di politica monetaria.

Lo strategist di Goldman Sachs Jeffrey Currie sottolinea che non è detto che un incremento dei prezzi del petrolio comprometta la domanda dei consumatori. L’Head of Commodities Research della banca ritiene che non dovrebbe esserci un impatto negativo nemmeno se le quotazioni del Brent dovessero raggiungere i 75,23 dollari al barile, livello che equivale ai massimi da fine 2014.

Questo inoltre sembra il momento giusto per entrare nel mercato delle materie prime. I rischi geopolitici sono tornati con prepotenza, con la situazione in Siria che ha fatto schizzare il prezzo del petrolio al suo livello più alto in quattro anni. Con il ritorno della volatilità del mercato dopo il periodo soporifero del 2017, gli investitori devono guardare a lungo e con attenzione a quali opportunità valgono il rischio e quali invece dovrebbero essere evitate.

Tra le commodity, investitori e analisti vedono delle opportunità in prodotti di base come il potassio, un ingrediente vitale dell’agricoltura che potrebbe diventare di enorme valore con l’aumento della domanda nei prossimi anni, mentre l‘oro è pronto per una spinta, con i prezzi che potrebbero aumentare di anche $100 quest’anno, salendo fino a $150.