Perché riserve auree Bankitalia non si possono usare. Borghi: “vogliamo proteggere l’oro”

12 Febbraio 2019, di Alessandra Caparello

Le riserve auree di Bankitalia accendono un nuovo scontro all’interno del governo giallo-verde. Al fine di sterilizzare l’aumento dell’Iva, è tornata alla ribalta una proposta di legge firmata dal leghista Claudio Borghi in cui si chiede di esplicitare il fatto che le riserve auree sono detenute e gestite da Banca d’Italia, ma sono di proprietà dello Stato.

La Banca d’Italia è il quarto detentore di riserve auree al mondo, dopo la Fed, la Bundesbank e il Fondo monetario internazionale. Lidea di mettere mano alle riserve auree di Bankitalia in realtà non è nuova e anche nell’agosto 2011 Romano Prodi, in una lettera inviata al Sole 24 ore insieme all’economista Alberto Quadrio Curzio, aveva proposto di usare le riserve auree dei Paesi Ue per creare un Fondo finanziario europeo che potesse emettere titoli del debito pubblico europeo (“EuroUnionBond”). Ma la proposta non ebbe seguito.

Si possono vendere le riserve auree di Bankitalia?

Ma la domanda che si ci pone è se davvero si può vendere loro delle riserve? In teoria sì, ma la piena indipendenza che caratterizza l’operato di Banca d’Italia impedisce al governo di dare ordini all’istituto guidato da Ignazio Visco. Se Banca d’Italia decidesse di vendere o meno le proprie riserve auree, lo dovrebbe fare in autonomia rispetto al governo. Ecco il primo problema. Da qui lo scontro tra il ministro dell’Economia Giovanni Tria  che chiede di tutelare l’indipendenza di Banca d’Italia da un lato, e i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio che dall’altro chiedono l’azzeramento dei vertici dell’istituto di Palazzo Koch.

Altro problema: se anche fosse possibile toccare loro di Bankitalia sarebbe comunque un’operazione inutile, visto che sarebbe collegata al finanziamento di spese ricorrenti. Significa in altre parole che il gettito sarebbe eccezionale e si esaurirebbe nel momento in cui fosse venduto l’ultimo grammo d’oro. Poi c’è da considerare che loro, se venduto in grandi quantità in poco tempo, si deprezza rapidamente. Infine c’è da considerare la reazione dei mercati: uno Stato che si vende le riserve auree manderebbe un segnale molto negativo e per un paese come l’Italia che ha un debito pubblico altissimo sarebbe un grosso problema.

Borghi: “La vendita? Una bufala”

Non c’è alcuna intenzione di vendere un grammo d’oro. Semplicemente vorremmo che fosse chiaro, prima che quest’idea venisse ad altri, che l’oro è dello Stato italiano.

Così a Sky TG24 Economia il presidente della Commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi che oggi intervistato da La Verità entra nei dettagli.

La storia della vendita è una bufala. Fisseremo per legge che la proprietà è pubblica (…) L’oro non  si vende anzi si protegge. (…) Anche il direttore generale di via Nazionale, Salvatore Rossi scrive che l’oro è sicuramente degli italiani, ma giuridicamente è di Banca d’Italia (…) Il cuore della mia proposta di legge è l’interpretazione corretta che viene data all’unica legge italiana nella quale si parla dell’oro (Il testo Unico delle norme in materia valutaria del 1988) nella quale si dice che Bankitalia detiene e gestisce le riserve auree nazionali. Chiunque non sia in malafede comprende che la custodia di un bene è cosa ben diversa dal possesso.

Borghi poi sottolinea che l’intenzione del governo è affiancare una proposta di legge che introduce la necessità di un’autorizzazione da parte della maggioranza qualificata del Parlamento ogni qual volta si intende alienare l’oro.