Perché la Bce vincerà le elezioni in Italia

25 Luglio 2022, di Leopoldo Gasbarro

Non serve un sondaggio per capire chi vincerà le prossime elezioni italiane. Dopo la pubblicazione del Tpi, non c’è più storia: sarà la Bce a governare l’Italia, con l’Ue a farle da spalla. Sembra una battuta, ma non lo è. Vi basterà leggere le prossime righe per capire come, il Mes (Meccanismo europeo di stabilità), di cui avevamo tanta paura, impallidirà al confronto con il Tpi (Transmission protection instrument). Si tratta di un nuovo strumento finanziario anti spread, o anti frammentazione che sia, che sembra essere stato scritto apposta per, o meglio: contro, l’Italia.

La Bce pronta a guidare l’Italia

La situazione economica dell’Italia, almeno dal punto di vista dei conti pubblici, non consente alcuna deroga. Chiunque vincerà le elezioni sarà costretto a seguire alla lettera i dettami della Bce. Se si analizzano nel dettaglio i quattro punti cardine del Tpi, è evidente la discrezionalità dei parametri da utilizzare per le singole valutazioni, che sono tutti ad appannaggio dell’Unione Europea.

Come dire che Unione Europea e Bce insieme guideranno il Paese con un mandato di totale autonomia. Del resto, c’era da aspettarselo, dato che negli ultimi anni, anche per oggettive condizioni esterne critiche (non ultime pandemia, guerra, crisi energetica) nessuno dei governi in carica è stato in grado di fare i compiti a casa da solo. Così i compiti dovrà farceli fare qualcun’altro. E non sarà una passeggiata di salute. Tutte le promesse elettorali di cui si sente parlare in questi giorni e che servono a spostare voti, dovranno passare sotto la lente del del TPI.

Chi pensava che il Mes costituisse un forte elemento di controllo finanziario, lo rimpiangerà quando capirà gli impatti del Tpi. Non ne parla nessuno, e questo è già un problema, proprio perché in pochi probabilmente sono consapevoli di ciò che effettivamente rappresenti questo nuovo strumento finanziario disegnato dalla Bce. E’ normale che con circa 2.800 miliardi di debito pubblico e con un rapporto debito/Pil al 150%, l’Italia sia considerata il grande malato d’Europa.

Le prospettive per l’economia italiana

Oltretutto, altri dati macroeconomici che stanno peggiorando a vista d’occhio. Il surplus commerciale nazionale è sceso, nonostante la debolezza dell’euro rispetto al dollaro, passando da 70 a 10 miliardi nell’ultimo mese. Incide moltissimo l’aumento del costo dell’energia in un Paese, il nostro, in cui la capacità di produzione interna rispetto al fabbisogno energetico è una della più basse d’Europa. La quota di rinnovabili si avvicina al 16%, una quota che, soprattutto pensando al fotovoltaico e considerando che il nostro è uno dei Paesi a maggior irraggiamento d’Europa appare quasi contraddittoria.

Insomma, i prossimi mesi, rischiano di essere molto caldi, con gli schieramenti politici pronti a promettere di tutto pur di vincere le elezioni, ma in realtà totalmente vincolati da conti interni e ingerenze europee che impediranno loro di soddisfarle. E c’è qualcuno che incomincia a dire che non sarebbe un male. Quante volte si è detto che l’Italia è un Paese splendido, fatto di mille imprese forti e straordinarie, un Paese capace di esprimere bellezza e cultura, ma un Paese condizionato da politica e burocrazia. Magari la nostra è un’estremizzazione, ma mettere le cose a posto una volta per tutte non è detto che non serva davvero e, se non siamo in grado di farlo da soli…

Ma, a proposito, ora che mi viene in mente, la Francia ha un un debito pubblico di quasi 3.000 miliardi di euro. Perché non parla nessuno?