Perché io economista ho giocato alla lotteria Powerball

13 Gennaio 2016, di Alberto Battaglia

NEW YORK (WSI) – Una delle prime lezioni cui assistono gli studenti di economia nelle aule delle università è che l’ homo oeconomicus, l’attore fondamentale questa scienza, non gioca alla lotteria. Non ci gioca perché non è razionale: le probabilità di vincere, infatti, sono talmente basse da rendere il prezzo del biglietto del tutto sproporzionato.

Eppure, il commentatore ed economista del Wall Street Journal, Greg Ip, ha giocato 2 dollari a Powerball, la super lotteria americana da 1,3 miliardi di jackpot. Nonostante il montepremi non sia mai stato così sontuoso in tutta la storia di Powerball, la cosa, a conti fatti, resta una scommessa inutile. Eppure il commentatore del Wsj vuole andare a fondo del fenomeno nella sua dimensione più elevata: cosa spinge l’uomo (egli incluso) a fare scelte irragionevoli?

Lunedì ho fatto qualcosa che un economista non dovrebbe fare. Quale parte dell’economia comportamentista spiega perché ho comprato un biglietto di una lotteria quando so che non vincerò? […] sono tentato di unirmi a Larry Summers: ‘ci sono idioti in giro. Guardati intorno’

Idiozia a parte, magari quei due dollari non sono altro che il prezzo dei sogni, come ritiene Michael Lindsen, per il quale il piacere di sognare la vincita vale almeno quella piccola cifra. In fondo qual è la disutilità, ossia il danno per la propria soddisfazione, di due miseri dollari, si domanda anche Matt Levine di Bloomberg.

Greg Ip però, da buon economista, non vede neanche la lontana possibilità di vincere: i sogni di ricchezza, ancora, non spiegano il suo acquisto; “è più probabile che io venga ucciso in un attentato terroristico”, scrive il commentatore del Wsj. Sarà allora la possibilità di partecipare alle discussioni con gli amici, di condividere quest’esperienza, forse. Ma, anche in questo caso, il possesso del biglietto non incide sulla possibilità di fare conversazioni divertenti con colleghi e compagni.

Un altro economista, Charles Forelle, allora, prova a metterla così: la soddisfazione marginale della fantasia è crescente. In altre parole, man mano che la fantasia diventa più ambiziosa, si fa sempre più divertente; a differenza del denaro, i cui benefici generano meno soddisfazione aggiuntiva tanto più se ne possiede. Fantasticare su come spendere un miliardo, piuttosto che 100 milioni, dovrebbe quindi essere molto più divertente.

Il grande successo delle lotterie, oppure, potrebbe essere spiegato con lo stesso fenomeno per il quale si diffonde il panico per il terrorismo o altri eventi particolarmente impressionanti: secondo Ted Gayer, direttore degli studi economici di Brookings Institutions “la gente sovrastima sempre eventi a bassa probabilità, mentre sovrastima quelli più probabili, come una malattia cardiaca”.

Quanto a Greg Ip e al suo dubbio acquisto per la categoria che rappresenta, alla fine, resta solo l’ironia: “se vince qualcuno che conosco come la metto con tutti i miei colleghi?”. Assicurarsi contro questa vergogna vale bene quei due dollari di biglietto.

Fonte: Wsj