PERCHE’ AVVENTURARSI SULLE MATERIE PRIME

di Redazione Wall Street Italia
15 Giugno 2009 03:22

*Nello Mascioni e’ lo pseudonimo di un importante private banker. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Molti investitori si chiedono se siano maggiori i rischi di una flessione del mercato rispetto a quelli di non riuscire a cogliere l’ulteriore rialzo atteso per i prossimi mesi. Dopo le pesanti performance negative da gennaio a metà marzo, tutti i mercati azionari hanno recuperato pienamente le quotazioni di inizio anno riportando, dopo il G20, una maggiore serenità presso gli asset manager internazionali.

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Anche il comparto obbligazionario ha vissuto, e continua a vivere, movimenti repentini di mercati in conseguenza del continuo flusso di informazioni che alternativamente conferma la ripresa con la sua debolezza, il superamento del punto più debole del ciclo economico con il timore di un ciclo a W, caratterizzato cioè da onde lunghe che si susseguono.

La domanda che molti si fanno è se sia possibile a questo punto individuare punti certi, ancore sulle quali costruire strategie di investimento per i prossimi anni. A ben vedere l’ancora maggiore di cui oggi godono i mercati è proprio la certezza dell’incertezza: il che si traduce in una strategia di investimento ancora prudente.

I bilanci bancari nel 2009 saranno influenzati da un rialzo dei crediti in sofferenza, i consumi sono ancora relativamente deboli, la disoccupazione continuerà a crescere anche in presenza di un miglioramento del ciclo economico internazionale. Le imprese industriali hanno colto il sussulto della domanda solo per ridurre il peso delle merci in magazzino di fatto continuano a navigare a vista: se si considera anche la difficoltà nell’ottenimento del credito bancario l’atteggiamento prudente degli imprenditori appare ancora più comprensibile.

Eppure i mercati hanno recuperato oltre il 40% dai minimi di marzo ed alcuni titoli hanno raddoppiato o triplicato le quotazioni nell’arco di due mesi e mezzo. Quali sono allora i rischi e quali le opportunità? Il rischio principale è quello di inseguire nelle prossime settimane un mercato che sembra aver anticipato uno scenario meno negativo di quello atteso fino a gennaio; l’opportunità che, superato questo rischio, il mercato presenta temi di investimento particolarmente interessanti che vanno al di là della emotività attuale o delle dinamiche di breve termine dei singoli titoli.

Partiamo dal presupposto che il mondo abbia superato il rischio di una implosione: se esso non è imploso in una nuova depressione e non implode, allora l’economia internazionale tornerà gradualmente e lentamente su un sentiero di normalità che si tradurrà in una ripresa del commercio internazionale. La lentezza della ripresa sarà imputabile alla doverosa riduzione della leva finanziaria da parte delle banche internazionali e alla maggiore propensione al risparmio delle famiglie americane dopo un decennio di spese eccessive (che per onestà intellettuale occorre riconoscere aver finanziato la lunga fase di espansione mondiale!).

Al tempo stesso la possibilità di aree economiche (Bric ed altri dell’America Latina) di spingere sulla domanda interna dovrebbe dare un contributo opposto ossia incrementare l’intensità della ripresa. Proprio grazie a questa aspettativa di domanda interna è possibile individuare le opportunità di investimento: le materie prime in generale e soprattutto quelle considerabili in regime di scarsità.

La certezza dell’incertezza è infatti molto più riconducibile ai bilanci societari ed alle stime degli analisti solitamente sequenziali rispetto
alle performance di mercato, mentre è minore rispetto ad alcuni temi sostanziali: 1) anche in un mondo che cresce debolmente, uno spostamento anche
lieve nei consumi del petrolio si traduce in una pressione rilevante al rialzo dei suoi prezzi;

2) un mutamento nelle abitudini alimentari di Cina e India hanno un impatto rilevante su alcune materie prime agricole/alimentari; 3) la scarsità del petrolio determina a sua volta una maggiore ricerca di energia verde o di fonti
alternative: l’energia verde dei biocarburanti a sua volte genera una minore disponibilità di terreni utili alla coltivazione di materie prime alimentari i cui prezzi per effetto del punto 2 tenderanno a crescere, proprio perché vi è un limite alla scalabilità della loro produzione.

È importante ricordare che l’investimento in materie prime deve essere fatto da un investitore normale attraverso veicoli specializzati che per completezza ricordo: fondi comuni o sicav specializzate, Etf ed Etc. Questi strumenti
sono infatti liquidi e rappresentano un mix di materie prime (fondi e Etf) o sono replicanti di singole commodity (Etc).

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