Per gli investitori ci sarà una crisi finanziaria globale nei prossimi cinque anni

9 Dicembre 2019, di Alessandra Caparello

Nei prossimi cinque anni ci sarà una crisi finanziaria globale. Così pensa l’83% dei partecipanti, soggetti che gestiscono complessivamente un patrimonio pari a 15 trilioni di dollari, all’indagine condotta a livello globale da Natixis Investment Managers globale su 500 investitori istituzionali tra cui fondi pensione aziendali, fondazioni, fondi pensione pubblici o statali, società di assicurazione e fondi sovrani in Asia, Europa, Nord America, America Latina e Medio Oriente.

I cinque principali rischi per i portafogli nel 2020

Nove investitori su dieci, guardando al 2020, inoltre si dicono preoccupati per i livelli record raggiunti dal debito pubblico. Oltre la metà (52%) degli investitori istituzionali ne prevede un aumento in ambito valutario nel 2020, mentre oltre i tre quarti (77%) prevedono un incremento della volatilità dei mercati azionari.
Il 62%, infine, prevede una maggiore volatilità dei mercati obbligazionari.

Questi fattori possono essere il motivo per cui gli istituzionali classificano la volatilità come il loro principale rischio di portafoglio per il 2020 (53% degli intervistati), seguiti dai tassi di interesse perennemente bassi (50%). Gli intervistati si preoccupano anche dell’impatto di una stretta creditizia (37%) e di problemi di liquidità (35%), mentre uno su cinque è preoccupato dalla deflazione.

Rimanendo in tema portafoglio, il 64% degli investitori istituzionali dichiara di aver implementato in qualche modo i criteri ESG e anche se le istituzioni sono state generalmente all’avanguardia in questa pratica, si tratta di un aumento di quasi il 10% rispetto al 2017, mentre circa il 40% ancora non ha implementato la tematica ESG.

La ricerca di rendimento continua a essere difficile

Dall’indagine inoltre emerge come gli investitori istituzionali ritengono sfidante andare alla ricerca di rendimenti e di conseguenza, tre quarti degli intervistati ritengono di aver assunto rischi eccessivi nella ricerca di rendimento.

Oltre la metà degli investitori (56%) ritiene che le obbligazioni con rendimento negativo aumenteranno nel 2020, mentre il 54% degli intervistati teme che le banche centrali non abbiano gli strumenti necessari per gestire una nuova crisi.

Nel complesso, gli investitori ritengono che gli asset privati siano più adeguati degli attivi tradizionali per due funzioni critiche del portafoglio: offrire diversificazione (62%) e generare ritorni più interessanti (61%). Le strategie più comuni sono il private equity, con il 79% degli istituzionali che investe in questa asset class e il debito privato (76%). Antonio Bottillo, Country Head ed Executive Managing Director di Natixis Investment Managers per l’Italia, dichiara:

“Negli ultimi dodici mesi gli investitori istituzionali globali hanno dovuto affrontare un complesso panorama di sfide macroeconomiche che hanno messo alla prova la costruzione dei portafogli per il 2020. Tutto ciò li ha portati ad attendersi un rallentamento globale prima o poi. Nonostante le previsioni di recessione, l’incertezza è diffusa tra gli investitori e fino a oggi ha impedito loro di apportare modifiche significative ai portafogli, avendo adottato un approccio attendista”.