Per Boeri immigrati pagano pensioni italiani. Ma si tratta di un prestito

24 Agosto 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Le pensioni degli italiani sono pagate dai lavoratori stranieri. Così diceva poco tempo fa il presidente dell’Inps Tito Boeri che, numeri alla mano, ha dimostrato come senza l’apporto degli immigrati non si potrebbero pagare gli assegni previdenziali.

Ma è davvero così? A pensarla diversamente è Gian Carlo Blangiardo, professore di demografia all’Università di Milano-Bicocca, che intervistato da Libero spiega che i suoi calcoli si basano non sul breve periodo (quanti immigrati pagano oggi le nostre pensioni), ma sul lungo (quante pensioni dovremo pagare a tutti questi immigrati). Blangiardo punta il dito contro il calo demografico indicato come il cancro del nostro Paese.

“Non facciamo figli, e se li facciamo sono troppi pochi. “Ci sono gli immigrati”, dicono i buonisti. Ma non è così. “L’immigrazione ha compensato per un po’ il saldo naturale negativo fra nati e morti. Oggi non lo fa più (…) L’immigrazione va gestita con criteri di sostenibilità, per non compromettere il benessere di chi c’è e di chi arriva. Possiamo permetterci di ricevere chi vada a colmare effettive carenze in determinati settori”.

In soldoni il discorso di Blangiardo suona così: in futuro l’immigrato che oggi ci paga le pensioni domani dovrà incassarla.

“Quelli di Boeri sono discorsi un po’ propagandistici. Certo, oggi l’Inps incassa i contributi di giovani immigrati e li usa per pagare gli assegni. Ma vanno considerate due cose. Anzitutto, è vero: noi abbiamo bisogno ogni anno di un certo numero di nuovi lavoratori che versino contributi. Ma non necessariamente devono essere stranieri, potrebbero anche essere donne o giovani italiani, per citare due categorie il cui tasso di partecipazione al mercato del lavoro è basso. Inoltre, i contributi versati dagli immigrati sono un prestito, non un regalo. Andranno restituiti sotto forma di assegni pensionistici”.