PER BERLUSCONI E’ INUTILE PARLARE COL PD

29 Luglio 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Un nuovo “Patto per l´Italia”. Una “pace sociale” da siglare con i sindacati e la Confindustria. Una «nuova stagione» nella quale il confronto con l´opposizione, ossia con il Pd, «in questa fase non serve proprio a niente». Non è il tempo della Bicamerale. E nemmeno quello del dialogo tra centrodestra e centrosinistra che si era imposto alla fine della scorsa legislatura. Per Silvio Berlusconi, il Partito Democratico adesso «è troppo confuso e debole» per rendere praticabile la strada delle riforme bipartisan. Questo è il momento di costruire un «nuovo corso» nel rapporto tra governo e parti sociali. In particolare con Cisl e Uil. Evitando che il prossimo si trasformi davvero in un «autunno caldo». Una scommessa che il premier vuole giocarsi oggi nel vertice con tutte le sigle del mondo imprenditoriale e sindacale.

Formalmente l´invito al dialogo lanciato ieri dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato salutato dal Pdl come «sacrosanto». Eppure il Cavaliere ha ormai tracciato un altro percorso. Di cui ha discusso anche ieri sera a Arcore con il leader della Lega, Umberto Bossi. Il passo è stato preparato con cura nelle ultime settimane. I contatti con Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti sono stati continui. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, li ha incontrati ripetutamente. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, la scorsa settimana ha visto riservatamente il capo della Cisl.

«L´opposizione – sono state le indicazioni del premier – in questa fase non è credibile. Veltroni non riesce a staccarsi da Di Pietro. Non riesce a tenere i suoi». Quindi, la priorità è un´altra: «il dialogo con i sindacati». «Il nostro problema – ragionava ieri il ministro di An Andrea Ronchi – non è l´opposizione che non c´è. Sono alla ricerca di un futuro, quando l´avranno trovato saremo ben lieti di avere un confronto». Il fronte berlusconiano, dunque, si sente sicuro nelle aule parlamentari: il forcing di fine luglio a Montecitorio e a Palazzo Madama ha rafforzato questa sensazione. Che non si conferma, però, nel mondo del lavoro.

«Con i sindacati – ripete da giorni il capo del governo – possiamo affrontare e condividere le difficoltà economiche. Non dobbiamo caricarci da soli le conseguenze della crisi. Soprattutto bisogna scongiurare un periodo di conflittualità con scioperi a ripetizione, scontri in piazza e un paese paralizzato». Il pericolo, insomma, che la protesta degli statali, il “caso” dei precari, la vertenza Alitalia, il caro-prezzi e gli effetti di una possibile recessione possano far presto naufragare la “luna di miele” del governo, sta diventando per Palazzo Chigi la prima preoccupazione.

«Certo – ha ammesso sconsolato Berlusconi pure nella cena con il Senatur, consapevole che la Lega non intende rinunciare al dialogo con il Pd – se fosse possibile, vi pare che non accetterei di fare delle riforme con la sinistra? Napolitano ha ragione e fa bene a rinnovare i suoi appelli. Anche perché mi sembra che abbia rimproverato più gli altri che noi. Ma bisogna convenire che ora non si può».

E già, «non si può». Mentre è possibile la «pace sociale». Il ministro del Welfare la definisce «una nuova stagione di dialogo» per «condividere il percorso di crescita dell´economia». Un´operazione, però, che non è priva di risvolti tutti politici. L´esempio più citato nei summit ministeriali, infatti, resta il “Patto per l´Italia”. L´accordo firmato 6 anni fa – il 5 luglio 2002 – e che frantumò l´unità sindacale sancendo l´isolamento della Cgil. Una manovra che il Cavaliere, insieme a Tremonti Sacconi e Brunetta, vorrebbe replicare.

Non per niente la Confederazione di Guglielmo Epifani è stata l´unica a non essere stata consultata in anticipo sul merito del “Patto per la crescita”. «Se ci riusciamo – ha spiegato il presidente del consiglio – l´opposizione sarà ancora più isolata». Una tattica intuita anche da Cgil Cisl e Uil. Tant´è che Bonanni non vuole ripetere l´errore di Savino Pezzotta. Ha già chiesto che il “Patto” non venga concepito come un contratto da sottoscrivere e con degli impegni vicendevoli. Ma dovrà essere una sorta di “Dichiarazione di intenti” da parte dell´esecutivo. Sulla quale ognuno darà il proprio giudizio. E a Palazzo Chigi sono già pronti a scommettere che il voto di Cisl e Uil sarà di segno opposto rispetto a quello della Cgil.

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