Per 9 manager su 10 ci sarà più spazio per lo smart working anche dopo il Covid

9 Luglio 2020, di Alberto Battaglia

L’apertura del mondo del lavoro allo smart working è destinata a durare molto più a lungo dell’emergenza sanitaria che l’ha resa inevitabile. Ad affermarlo sono gli stessi manager raggiunti da Microsoft nell’ambito del suo Work Trend Index (in tutto 2.000 persone attive da remoto provenienti da 6 Paesi, fra cui l’Italia).
In media, l’82% dei manager a livello globale si aspetta policy più propense al lavoro agile nella fase post-pandemica. E la percentuale sale all’89% in Italia, Paese nel quale, inoltre, il 72% di manager e dipendenti ha proprio espresso il desiderio di continuare a lavorare da casa almeno part-time.

Smart working, cambiano gli orari

Dai dati estratti dall’utilizzo di Microsoft Teams, una piattaforma per il coordinamento dei gruppi di lavoro a distanza, emerge che le persone collegate da casa sono più attive la mattina e la sera, ma anche nei weekend.

“Le chat sono cresciute tra il 15% e il 23% nella fascia tra le 8.00 e le 9.00 e tra le 18.00 e le 20.00 e stanno spopolando durante il weekend dove sono cresciute del 200%”, afferma Microsoft, affermando che la diffusione dello smart working potrebbe abbattere i vecchi concetti di orario 9-18.

Lavorare da casa, quadro non sempre roseo

Nonostante la grande voglia di proseguire lo smart working anche dopo il coronavirus, non mancano alcuni aspetti negativi a questa diversa modalità di lavoro. A livello globale, il 60% degli intervistati si sente meno connesso ai propri colleghi e solo il 35% ha uno studio in cui lavorare, perciò sono frequenti le distrazioni, i problemi di connessione e la mancanza di ambienti ergonomici.

Potrà sembrare paradossale, ma per la maggioranza dei lavoratori da remoto raggiunti dalla ricerca (54%) è stato difficile bilanciare le esigenze personali mentre lavorava da casa; fatto emerso, in particolare, fra i soggetti più giovani. In Italia, però, risulta in controtendenza su questo punto: il 66% dichiara di aver gestito senza difficoltà il work-life balance e anche tra i millenials (65%) e la generazione Z (67%) non è stato un problema.
Inoltre, fa sapere Microsoft, “l’analisi delle onde cerebrali” effettuate nell’ambito dello studio, “dimostra che la fatica che spesso si percepisce a causa delle riunioni da remoto ha base reale. Sembra infatti che la collaborazione da remoto sia più mentalmente più sfidante rispetto a quella di presenza, come dimostrano alcuni indicatori di stress”.

Secondo quanto comunica Microsoft “è vero che il futuro del lavoro sarà più agile di quanto sia mai stato finora”, ma è “altrettanto vero che le sedi fisiche con i loro vantaggi in termini ergonomia e relazione continueranno a rivestire un ruolo importante”.