Pepp: l’Ue lancia la pensione portabile per i millennials

21 Marzo 2019, di Alessandra Caparello

Le nuove generazioni dei millennials lasciano sempre più spesso il proprio paese d’origine alla ricerca di migliori occasioni di lavoro e di vita. Proprio per loro nasce il Pepp, una sorta di Erasmus della previdenza. Il Pan-european personal pension product è un prodotto pensionistico varato dall’Ue.

Pensato già nel 2017 per tutti i cittadini come una pensione di scorta flessibile, è portabile tra i vari Paesi dell’Unione Europea. È inoltre una pensione fiscalmente vantaggiosa, come quella nazionale. Si stima che da quando entrerà in vigore nel 2021 finirà per veicolare ben 700 miliardi di euro di risparmi aggiuntivi.

Il comitato Econ del Parlamento europeo ha approvato il regolamento sul Pepp che introduce uno schema pensionistico unico per i cittadini del continente indipendentemente dal paese di residenza. Il Pepp viene offerto da banche, assicurazioni, fondi d’investimento, fondi pensione o anche da fondi alternativi.

Pepp: chi può usufruire dell’Erasmus delle pensioni

Destinatari del nuovo strumento di risparmio sono 11,3 milioni di europei in età da lavoro che risiedono in un paese membro diverso da quello di cittadinanza e, circa 1,3 milioni di cittadini che lavorano in un paese europeo diverso da quello di residenza.

Tra i vantaggi previsti dal Pepp per i risparmiatori europei, uno di questi è la portabilità del prodotto, visto che i fruitori potranno passare da un Paese all’altro nell’ambito dell’Unione europea senza temere ripercussioni sulla pensione integrativa accantonata. Obiettivo del regolamento è consentire ai risparmiatori di non cambiare il piano pensionistico iniziale sottoscritto con un intermediario.

Spetterà proprio all’intermediario adattare le regole contrattuali ad ogni cambio di residenza del proprio cliente. Il regolamento dell’Ue ha individuato un Pepp di base che dovrà contenere la garanzia del capitale o comunque utilizzare strategie finanziarie volte alla protezione del capitale.

All’approvazione finale del progetto manca ancora il via libera formale del parlamento e del consiglio europeo. Ma l’accordo già c’è. È stato raggiunto al termine di uno snervante negoziato, ratificato il 26 febbraio dal comitato Econ dello stesso Parlamento con 25 voti a favore (tra cui l’Italia), 4 contrari e 17 astenuti.