Pensioni: uscita anticipata, esodati salvati dallo Stato?

17 Maggio 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – La riforma delle pensioni è un tema che da molto tempo occupa l’agenda di governo e soprattutto dopo la legge Fornero si è tentato di mettere una pezza e risolvere i pasticci creati, come ad esempio gli esodati.

Proprio la riforma previdenziale dell’ ex ministro del governo Monti che ha allungato l’età pensionabile per tutti sarà sul tavolo di confronto con i sindacati – Cgil, Cisl e Uil – che il numero uno del lavoro, Giuliano Poletti ha indetto a sorpresa per il 24 maggio. Ai sindacati l’Ape, l’anticipo pensionistico annunciato dal Premier Renzi non piace, perché a loro dire si tratterebbe di un regalo alle banche e assicurazione.

L’Ape, acronimo di anticipo pensionistico, prevede l’uscita anticipata dal lavoro e per ogni anno che manca per andare in pensione, l’assegno mensile dell’Inps sarà tagliato per una quota tra l’1 e il 3%. Un taglio che varia a seconda del reddito: più è alto più alta sarà la decurtazione. L’Ape costerà, conti alla mano, circa 1 miliardo di euro all’anno e dovrebbe vedere la luce nella prossima Legge di Stabilità 2017. Secondo quanto riporta un articolo de Il Corriere della Sera:

“Tre i casi previsti. 1) Chi si prepensiona volontariamente sopporta il costo della penalizzazione. 2) Per chi perde il lavoro e rischia di diventare «esodato» dovrebbe intervenire invece lo Stato. 3) Toccherà invece alle aziende farsi carico dei costi se vogliono mandare in pensione prima i lavoratori più anziani. In tutti i casi lo Stato pagherà gli interessi alle banche, che anticiperebbero una parte della pensione per poi essere rimborsate a rate sulla pensione normale. Sempre lo Stato coprirebbe il costo dell’assicurazione in caso di morte prematura del pensionato”.

I sindacati bocciano l’Ape e si son fatti fautori di un’altra proposta di riforma della previdenza che prevede una riformulazione in toto dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia, permettendo di accedere al trattamento previdenziale a 62 ani senza alcuna penalizzazione nè ricalcolo contributivo.
Accanto a questa proposta è doveroso segnalare quella presentata mesi fa da Cesare Damiano, presidente della commissione lavoro della Camera e Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia.

Tale proposta di flessibilità in uscita prevede l’accesso alla pensione anticipata a partire da 62 ani con un taglio sull’assegno previdenziale del 2% per ogni anno di anticipo rispetto all’età di 66 anni. Nella stessa proposta si prevede inoltre che si possa uscire prima dal mondo del lavoro anche senza penalità ma se si raggiungono i 41 anni di anzianità contributiva. Per chi invece va in pensione dopo i 66 anni ci sarà un premio del 2% in più sulla pensione e per chi supera quota dei 70 anni dell’8%. Una proposta però giudicata dal governo troppo onerosa e come tale bocciata.