Pensioni, Ue frena su uscita anticipata. Poletti si arrabbia

17 Giugno 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Arriva il primo “stop” della Ue all’ipotesi di uscita anticipata dal mondo del lavoro dopo che il Governo Renzi sta mettendo a punto nelle ultime ore il c.d. Ape, acronimo di anticipo pensionistico che prevede per alcune classi di lavoratori la possibilità di uscire 3 anni prima dal lavoro e stipulando una sorta di prestito con una banca, della durata di 20 anni con una rata mensile che taglia l’assegno.

L’Eurogruppo, riunitosi ieri a Lussemburgo, non ha esplicitamente fatto riferimento all’Italia ma ha genericamente avvertito i Paesi a non favorire le uscite anticipate.  Nelle sue conclusioni l’Eurogruppo  ha posto l’accento sulla necessità di tutele contro rischi demografici e macroeconomici, politiche complementari e riforme più vaste per rafforzare crescita e occupazione.

“Le politiche complementari dovrebbero mirare a prolungare la vita lavorativa e in questo modo accrescere i redditi pensionistici, attraverso misure che aumentino la occupabilità delle persone anziane e riducano il ritiro anticipato della forza lavoro. Estendere la vita lavorativa attraverso misure che aumentino l’occupabilità delle persone più anziane e che restringano il ritiro anticipato dalla forza lavoro”.

Si ipotizza quindi la difficoltà a poter andare avanti nell’introduzione dell’Ape vista la resistenza già incontrata dall’Europa e ribadita ieri dal Ministro dell’economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan secondo cui “ bisogna stare attenti a non disfare le riforme precedenti”.

A cercare di calmare gli animi è intervenuto il ministro del lavoro, Giuliano Poletti che a  margine di un convegno su Garanzia Giovani a Firenze ammette:

“L’Europa dà un indirizzo generale che vale per tutti. Noi l’equilibrio ce lo abbiamo nel tempo, ma dobbiamo correggere quegli elementi che producono un tasso di ingiustizia. Per cui adesso dobbiamo guardare a una legge che è stata fatta male, perché non aveva un tasso di flessibilità e non aveva gradualità: l’errore vero della legge Fornero è che non ha gestito la transizione”.