Pensioni, tutte le opzioni per evitare il ritorno della legge Fornero

19 Ottobre 2022, di Mariangela Tessa

In vista del superamento della legge Fornero, torna al centro del dibattito politico lo spinoso problema della riforma delle pensioni. Dopo il nulla o quasi  realizzato nel 2022, ora si attendono i provvedimenti del governo di centrodestra vittorioso alle elezioni che dovrebbe insediarsi la prossima settimana.

Quota 41 ma con una soglia di età

Tra le varie proposte al vaglio, spunta un’ultima ipotesi di lavoro: Quota 41 (41 anni di contributi a prescindere dall’età lavorativa), fortemente voluta dalla Lega, ma con una soglia di età.

Questa opzione, spiegano fonti della maggioranza, permetterebbe infatti di ridurre anche di molto l’impatto previsto da Quota 41, che, come ipotizzata finora, richiederebbe risorse pari a circa 5 miliardi l’anno.

Tutto dipende comunque da quale sarà la soglia che verrà individuata e dai calcoli che verranno fatti dall’Inps. Se però si dovesse fissare la soglia a 60 anni, o a 61, non si farebbe che replicare Quota 101, oppure l’attuale Quota 102.

Opzione uomo: pensioni a 58 anni ma con taglio dell’assegno

Appare invece meno percorribile l’idea di replicare, in chiave maschile, la flessibilità in uscita con assegno ridotto, già previsto da Opzione donna, la cosiddetta Opzione uomo. Quest’ultima ipotesi permetterebbe di andare in pensione a 58 anni (aspettando comunque un anno di finestra mobile) perdendo fino al 30% dell’assegno pensionistico. Un no secco arriva dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che afferma:

“Mandare in pensione le persone riducendogli l’assegno  non mi pare sia una grande strada percorribile. Credo che il tema sia quello di affrontare la complessità del sistema pensionistico”.

Un’opzione che potrebbe apparire poco appetibile nell’attuale contesto caratterizzato da un deciso aumento dei prezzi e nel quale rinunciare a una parte dell’assegno pensionistico diventerebbe ancora più complicato.

In pratica – stando ai calcoli – se a fronte di uno stipendio netto di 3 mila euro si riceve uscendo con grande anticipo dal mercato del lavoro una pensione di circa 1.500 euro al mese per 13 mensilità, se lo stipendio netto è di 1.500 euro la pensione sarebbe di circa 750 euro, mettendo una famiglia senza altre rendite e redditi in una situazione di bisogno.

Secondo il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, tutte le opzioni sono orientate a un principio giusto, ovvero quello di garantire una certa flessibilità in uscita, rimanendo ancorati tuttavia la modello contributivo”. A proposito dell’ipotesi quota 58-59 anni con 35 di anzianità per gli uomini con un assegno più basso. “Su questo eravamo orientati anche durante il governo Draghi. Quindi, se si va in questa direzione, si è abbastanza in linea rispetto a quello che si stava facendo”, ha aggiunto.