Pensioni e rendite esentasse: Portogallo nuovo paradiso fiscale

16 Aprile 2019, di Alessandra Caparello

Il Portogallo è il nuovo paradiso fiscale per i pensionati. Chi si trasferisce a Lisbona e dintorni infatti può beneficiare della completa esenzione fiscale per dieci anni della sua pensione. Considerando anche che il paese vanta uno dei più bassi costi della vita, si spiega perché Lisbona sta assistendo ad un vero e proprio boom economico settoriale che va al di là del solo turismo.

Per i pensionati italiani che vogliano trasferirsi all’estero, l’Inps ha spiegato tutti i dettagli in una circolare abbastanza datata, la n. 176 del 1999. Per trasferirsi all’estero senza timori fiscali, in primis occorre scegliere un paese che abbia stipulato con l’Italia una convenzione contro le doppie imposizioni, e che tale convenzione preveda la tassazione esclusiva nel Paese della residenza.

In secondo luogo onde evitare contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, occorre la residenza effettiva all’estero per un periodo superiore ai sei mesi annui e il domicilio o dimora in Italia per meno di 183 giorni all’anno. Altra condizione indispensabile è quella di cancellarsi dall’Anagrafe della popolazione residente e iscriversi all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero. Buona prassi sarebbe anche di non possedere conti correnti e investimenti in Italia.

Ma non solo pensioni, chi si trasferisce in questi cosiddetti paradisi fiscali può fruire dell’esenzione anche sulle rendite di prodotti previdenziali che dal punto di vista prettamente fiscale sono assimilate alla pensione e come tale sono tassate solo nel paese di residenza del percettore. Quindi festeggia chi si trasferisce in Portogallo beneficiando dell’esenzione totale.

L’Italia ha preso d’esempio tali paesi con la legge di bilancio 2019 prevedendo una misura attrattiva non tanto per i pensionati stranieri quanto per quelli nostrani. Così per chi si trasferisce al sud e nelle isole, in particolare in comuni con al massimo 20mila abitanti, si prevede una tassazione al 7% per i primi cinque anni e l’esenzione dall’Ivafe che è l’imposta di bollo sui prodotti finanziari detenuti all’estero.