Pensioni: domani parte confronto governo-sindacati, prende slancio quota 41

15 Settembre 2020, di Mariangela Tessa

Mentre si avvicina il primo atteso incontro tra governo e sindacati sulle pensioni, in calendario per domani, si moltiplicano le indiscrezioni sui contorni che potrebbe avere la prossima riforma del sistema previdenziali.

Ad oggi una cosa appare certa, quota 100 (in scadenza alla fine del prossimo anno) va superata. Almeno, così come è strutturata oggi (pensione già a 62 anni a patto che siano stati versati contributi per 38 anni).

Il governo è chiamato dunque a mettere a punto una riforma, che dovrebbe arrivare insieme alla legge di Bilancio, che eviti lo scalone di cinque anni, che si verrebbe a creare tra il 31 dicembre 2021, ovvero l’ultimo giorno in cui sarà in vigore Quota 100, e il giorno successivo, quando con gli stessi requisiti si potrebbe uscire dal lavoro solo cinque anni più tardi.

Al momento, sarebbero due le opzioni più quotate per sostituire Quota 100.

Quota 41

Secondo quanto riporta il Corriere, l’idea è quella di mandare in pensione chi abbia almeno 41 anni di contributi versati, indipendentemente dall’età anagrafica.

Questa è l’opzione preferita dai sindacati, che puntano a un meccanismo simile a quello che vale per i lavoratori precoci. Dal governo, dopo qualche titubanza iniziale, sembra arrivare sul tema una timida apertura.

Il problema principale per quota 41 riguarda i suoi costi: studi preliminari svolti prima dell’introduzione di quota 100 stimavano una spesa per 12 miliardi di euro sin dal primo anno.

Quota 102

L’altra ipotesi sul tavolo è, quella della quota 102. La differenza più rilevate rispetto a quota 100 riguarderebbe l’età anagrafica (si passerebbe da un minimo di 62 a un minimo di 64 anni), mente rimarrebbe confermato il criterio dei 38 anni di contributi.

La differenza sostanziale, che renderebbe la riforma più sostenibile dal punto di vista economico, sarebbe il taglio dell’assegno, con circa il 3% in meno del montante retributivo per ogni anno di anticipo (e quindi rispetto alla normale età dei 67 anni per la pensione).

Confronto governo-sindacato

Il confronto tra Governo e Cgil, CISL e UIL proseguirà in questa fase su due tavoli paralleli: uno, che si terrà il prossimo 25 settembre sul tema più generale di una riforma previdenziale che superi l’attuale sistema. L’altro tavolo, che partirà domani (16 settembre) invece si concentrerà sui provvedimenti più immediati da adottare, in particolare con la prossima legge dì bilancio.

Secondo quanto affermato da Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil, al sito Pensioni per tutti:

“Innanzi tutto chiederemo al governo di prorogare quelli strumenti già esistenti ma che sono in scadenza a fine anno, in particolare l’Ape sociale e Opzione Donna, che soprattutto in questa fase sono utili a gestire queste difficoltà. Chiederemo inoltre di rafforzare ed estendere la possibilità di accesso all’Ape sociale e alla norma sui precoci, ed esempio rimuovendo alcuni vincoli che limitano la possibilità di accedervi ai disoccupati, ampliando le condizIoni di accesso che riguardano gli invalidi e, cosa molto importante, estendendo le attività considerate gravose, in particolare per chi è più esposto al rischio di contagio, come tutti gli operatori della sanità e dei servizi alla persona, dell’istruzione, della vendita al dettaglio. Sui lavori gravosi chiederemo anche la riduzione da 36 a 30 anni minimi di contributi in modo da far rientrare molte categorie caratterizzate dal lavoro discontinuo, come gli edili. Per i precoci inoltre andrebbe rimosso il requisito di avere maturato un anno di contributi prima dei 19 anni di età, confermando il nostro obiettivo dei 41 anni per tutti”.