Pensioni: allo studio uscita anticipata con taglio 2% l’anno

20 Maggio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – “La sentenza della Consulta avrebbe imposto al governo di ripagare 18 miliardi di euro, ma i cittadini sanno che non ha senso spendere 18 miliardi per dare i rimborsi anche a chi sta abbastanza bene o bene”, così il premier Matteo Renzi è tornato a parlare del decreto legge, con cui il governo ha deciso di gestire la sentenza della Corte Costituzionale sulla riforma Fornero garantendo il rimborso solo a 3,7 milioni di italiani.

“La Corte Costituzionale non dice che bisogna restituire tutto, dice che quella norma va riscritta», ha spiegato alla trasmissione Porta a Porta, aggiungendo che “ci sono 3 milioni e 700 mila italiani che dal primo di agosto avranno più soldi, nessuno perderà soldi” e “noi abbiamo risolto il problema in 15 giorni recuperando credibilità in Europa”.

“L’impegno del governo è chiaro ed è: liberiamo dalla Fornero quella parte di popolazione che accettando una piccola riduzione può andare in pensione con un po’ più di flessibilità. L’Inps deve dare a tutti la libertà di scelta”.

Di fatto, nella legge di stabilità “stiamo studiando un meccanismo non per cancellare la Fornero ma per dare della libertà in più se accetti di prendere un po’ meno, quei 30 euro: liberiamo dalla Fornero quella parte di popolazione italiana che, accettando una piccola riduzione, può andare in pensione con un pochino in più di flessibilità”.

“Per la legge Fornero, ci sono donne sopra i sessanta anni che vorrebbero andare in pensione, stare con i nipoti. Senza stare a fare promesse: con la legge di stabilità stiamo studiando un meccanismo per dare un pochino di libertà in più”, e “se per andare in pensione si rinuncia a trenta euro, si potrebbe andare in pensione con un po’ più di flessibilità”.

“Se una donna a 62 anni preferisce stare con il nipotino rinunciando a 20-30 euro di pensione ma magari risparmiando di baby sitter, bisognerà trovare le modalità per cui, sempre con attenzione ai denari, si possa permettere a questa nonna di andarsi a godere il nipotino”.

E il sottosegretario all’economia, Pier Paolo Baretta, intervistato da Il Messaggero, conferma le proposte che si stanno studiando per rendere più flessibile l’entrata in pensione. Tra queste, uscita anticipata fino a 62 anni con un taglio della pensione del 2% annuo che può essere anche aumentato, mentre parallelamente “i tempi sono maturi per un dibattito serio sui diritti acquisiti”.

“Nella proposta di legge ipotizziamo che sia applicata sulla quota retributiva della pensione una decurtazione del 2 per cento per ogni anno di anticipo, a partire dai 62, rispetto all’età di riferimento per la pensione di vecchiaia ovvero 66 anni. La penalizzazione però si attenua gradualmente se gli anni di contributi sono più di 35”.

Baretta afferma che “si può anche pensare a tagli più consistenti o ad una diversa modulazione.Le possibilità tecniche sono più di una e sul temasta lavorando anche l`Inps”.

L’eventuale corsa al pensionamento potrebbe portare ad un aumento di spesa ma, rileva il Sottosegretario “in questi anni abbiamo speso 11 miliardi per gli esodati, problema ora in larga parte risolto, e risorse ingenti anche per strumenti come la cassa integrazione in deroga, che di fatto serviva a gestire situazioni di crisi in cui lavoratorinon avevano la via di uscita verso la pensione. Bisogna mettere anche questi soldi sul piatto della bilancia”.

Ancora: “io credo che i tempi siano maturi per un dibattito serio sui diritti acquisiti. Si può ragionare di contributi di solidarietà, legati agli effettivi versamenti, ma ad una condizione: distinguere i trattamenti alti da quelli bassi e medi-bassi che non potrebbero certo permettersi un ricalcolo”.

Due giorni fa si parlava di altre proposte, una al vaglio della commissione Lavoro presieduta da Damiano su un’ipotesi dello stesso Damiano, che prevede 62 anni di età e 35 di contributi con l’8% di penalizzazione sull’assegno, oppure 41 anni di contributi a prescindere dall’età e senza alcuna penalità.

E ancora, l’opzione-donna lanciata da Maroni ai tempi del governo Berlusconi, che consentirebbe di aandare in pensione a 57 anni con 35 di contributi, ma con un ricalcolo solo contributivo dell’assegno.

Focus intanto sulle dichiarazioni rilasciate ieri dal Direttore Generale dell’INPS Massimo Cioffi, intervenuto all’ “HR & Talent Forum” del Sole 24 Ore, che ha ricordato come il governo abbia consultato prima l’Inps per prendere la decisione sui rimborsi parziali delle pensioni.

“Il Governo, prima di prendere la decisione, ci ha chiesto il punto di vista tecnico su quale era il primo momento in cui saremmo stati in grado di dare seguito alle decisioni che avrebbero preso”. “Oggi confermiamo che il primo di agosto è la prima data utile. Ci sarà qualche difficoltà di carattere operativo, però sicuramente sono difficoltà che non ci fanno dire che non ce la faremo.”

Cioffi ha aggiunto tuttavia che nel bilancio dell’ente “non ci sono a oggi 2 miliardi disponibili”. Il bilancio di previsioni era stato fatto sulla base della normativa vigente e quindi “queste risorse, a oggi, non ci sono. Poi sicuramente verranno trovate. Ma questo”, ha tenuto a precisare “è più un tema che riguarda il ministero dell’economia dal punto di vista di come finanziare una decisione che non stava nel nostro bilancio”.

Il direttore generale dell’Inps non nasconde che potranno essere presentati diversi ricorsi.

“Sì – risponde alla domanda diretta della moderatrice Maria Carla De Cesari – ci aspettiamo che a qualcuno questa decisione non piaccia e quindi poi segua legittime strade per portare avanti la propria posizione”.

“È vero che le risorse sono risicate, ma bisogna cambiare il modello di relazione che l’INPS ha con i suoi utenti. Io la riforma Fornero, sinceramente, non l’ho apprezzata”.