Pensione: età per accedere all’assegno resta bloccata fino a fine 2024

12 Novembre 2021, di Mariangela Tessa

Non cambiano i requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione (ovvero 67 anni) per il biennio 2023-2024. Lo stabilisce l’annuale decreto del Ministero dell’Economia sulla base dei dati ISTAT, scongiura eventuali scatti per le pensioni.

È quanto si legge nel decreto 27 ottobre 2021 del Ministero dell’Economia pubblicato nella Gazzetta ufficiale n.268 del 10 novembre 2021, sull’adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita. Le disposizioni non riguardano le pensioni anticipate, che sono invece bloccate fino al 2026.

Nel dettaglio, il requisito per la pensione di vecchiaia per gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla Gestione separata è pari a 67 anni.

Per coloro che invece hanno svolto una o più delle attività considerate gravose o che siano stati addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, e che siano in possesso di un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni, il requisito anagrafico per l’accesso alla pensione di vecchiaia è fissato, a 66 anni e 7 mesi.

Cosa succederà nel 2025

Passato il biennio 2023- 2024, secondo le previsioni INPS post-Covid, dal 2025 si attuerà uno nuovo scatto di due mesi, comunque inferiori a tre mesi previsti nello scenario pre-Covid. Si recupererà poi a partire dal 2026, quando gli scatti legati alle aspettative di vita saranno invece superiori al previsto.

Le stime sull’età pensionabile:

  • 67 anni e due mesi nel 2025
  • 67 anni e cinque mesi nel 2027
  • 67 anni e 8 mesi nel 2029

Il provvedimento ricorda che già a partire dal decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, è previsto il collegamento tra requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita registrati ogni anno dall’ISTAT. Tali adeguamenti sono effettuati con cadenza biennale a partire dal 2019.

La nota Istat del 14 maggio 2021 ha comunicato che la variazione della speranza di vita relativa alla media della popolazione residente in Italia ai fini dell’adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento è pari a -0,25 decimi di anno, che trasformato in dodicesimi di anno, e arrotondato in mesi, corrisponde ad una variazione negativa pari a tre mesi

Ecco dunque che su queste basi il Ragioniere dello stato ha comunica che dal 1° gennaio 2023, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici non sono ulteriormente incrementati.