PAURA PER LA FEBBRE SUINA MA IN ITALIA I RISCHI SONO BASSISSIMI

27 Aprile 2009, di Redazione Wall Street Italia

L’epidemia da influenza suina fa paura ma l’Italia corre rischi bassissimi. I casi sospetti registrati negli ospedali del Veneto, del Lazio e dell’Emilia si sono rivelati negativi e si teme maggiormente per gli effetti dell’allarme mediatico sulle abitudini alimentari dei consumatori e sulle imprese del settore. La situazione, rassicura il ministero della Salute, è “sotto controllo” in tutto il territorio nazionale: “Non c’è nessuna emergenza. Nessun caso è stato registrato al momento in Italia”, fa sapere il ministero, “né si è ravvisata la necessita di assumere iniziative relative a controlli alle frontiere”.

Una task force di esperti e continua a monitorare ora per ora l’evolversi della situazione in collegamento con gli organismi europei e internazionali. E il ministro del Lavoro, Salute e Politiche sociali domani pomeriggio riferirà in Senato sulle misure prese dal Governo, mentre sarà attivo da domani mattina a partire dalle 8 il numero di pubblica utilità del Ministero ‘1500’ a cui i cittadini viaggiatori si potranno rivolgere per ricevere informazioni sull’influenza suina. Per fronteggiare una eventuale pandemia influenzale il ministero della Salute ha pronti quaranta milioni di dosi di vaccino ed è stata già allertata la rete di controllo Influnet, in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità, e le altre strutture per la sorveglianza del virus sul territorio.

Allertati anche gli assessorati alla Sanità delle Regioni e delle Province autonome e gli uffici di sanità marittima e frontaliera (Usmaf), ai quali sono stati inviati dei volantini contenenti consigli per i viaggiatori in partenza o in arrivo dalle zone a rischio. A disposizione dell’Italia ci sono circa dieci milioni di dosi di farmaco Zanamivir (Relenza) e 60mila dosi di farmaco Oseltamivir (Tamiflu) pronte per l’assunzione. Sono inoltre disponibili circa 30 milioni di dosi di Tamiflu sotto forma di polvere. L’Istituto chimico farmaceutico militare di Firenze ha ricevuto disposizioni per l’incapsulamento. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, parla di rischi “insignificanti”.

Dopo il primo falso allarme di ieri a Roma, un caso sospetto è stato registrato oggi a Venezia. Una 31enne veneta è stata ricoverata. Era rientrata da un viaggio a San Diego, in California, e ha manifestato i sintomi dell’influenza, con febbre alta. Gli esami del sangue eseguiti a Padova hanno escluso la presenza del virus A-H1N1. A Treviso, l’unità sanitaria locale ha predisposto un protocollo per i sintomi con febbre superiore a 37,8 gradi. Quattro i casi sospetti registrati in Emilia Romagna ma non c’è “nessun allarme”, rassicura la Regione. I quattro cittadini rientrati dal Messico hanno segnalato alle autorità mediche di avere riscontrato dei sintomi di tipo influenzale. Tutte le regioni italiane stanno intensificando la sorveglianza. E’ alto il livello di allerta in Veneto, in Campania e Piemonte. Anche il Comune di Roma ha istituito una commissione di esperti per le eventuali emergenze sanitarie. La decisione, ha spiegato il sindaco Gianni Alemanno, è stata presa “poiché la capitale si trova più esposta rispetto ad altre città italiane per l’elevato numero di turisti e pellegrini, per la presenza di immigrati, molti dei quali si trovano in situazioni sociali e sanitarie disagiate, per le numerose attività industriali e commerciali con scambi internazionali, per la presenza di ambasciate e per i collegamenti aerei diretti con le nazioni colpite dall’epidemia influenzale”.

Paura anche in Svizzera, dove cinque cittadini elvetici di ritorno dal Messico potrebbero aver contratto il virus della febbre suina. Sono in corso esami, secondo quanto ha fatto sapere un portavoce dell’Ufficio federale della Sanità pubblica (Ofsp). Manifestano tutte sintomi influenzali e sono state in Messico. Si teme per la psicosi che potrebbe provocare nei consumatori un effetto simile a quello della mucca passa e dell’aviaria. La Coldiretti rileva che all’apertura settimanale di negozi, macellerie e supermercati gli acquisti di carne di maiale e di salumi procedono regolarmente. In Italia, da almeno dieci anni, precisa la Coldiretti, non viene importata carne fresca, congelata o suini vivi dal Messico e nei cinquemila allevamenti italiani non è stato riscontrato nessun caso di contagio di uomini o animali.

La Confederazione italiana agricoltori (Cia) mette al sicuro sulla qualità e sui controlli, ma mette in guardia dai danni al settore delle carni. In poco meno di 9 anni, i danni per gli allarmismi ingiustificati sono costati oltre 3 miliardi di euro, considerando le emergenze per Bse, aviaria e la mozzarella di bufala alla diossina. E la Confagricoltura invita a “non ripetere gli errori del passato”, ricordando come “i suini ipotizzati quali fonti primarie di infezione, al momento, rappresentano un rischio trascurabile per il nostro Paese perché i casi influenzali umani sono fenomeni di contagio interumano”.

In Italia, sono oltre 5 mila gli allevamenti; più di 9 milioni i capi suini, con una produzione che vale 2,5 miliardi di euro e un valore al consumo di carne e salumi ‘made in Italy’ di 15,1 miliardi di euro. I consumatori, con l’Adoc, invitano a non allarmarsi e annunciano guerra contro le speculazioni sui prezzi: “Saremo pronti a denunciare eventuali casi di speculazione”. E allo stesso tempo, chiedono “con urgenza la stesura di una norma sulla tracciabilità delle carni suine”. A temere la psicosi non solo gli imprenditori agricoli, ma anche i tour operator che, però, gettano acqua sul fuoco in merito al fenomeno delle cancellazioni di massa dei viaggi nel centro-sud America e in Messico. “Il fenomeno è serio – dice Roberto Corbella, presidente dell’Astoi, l’Associazione tour operator italiani, lo monitoriamo costantemente, ma non creiamo un panico inutile: allo stato attuale non ci sono massicce cancellazioni di vacanze in Messico, solo molte richieste di informazioni”.

L’influenza si manifesta con sintomi simili a quelli dell’influenza stagionale: febbre, sonnolenza, anoressia, tosse, rinite, faringite, nausea, vomito, diarrea, cefalea, dolori muscolari. I sintomi vanno controllati con attenzione se si manifestano in persone reduci da un viaggio recente in Messico e Stati Uniti. L’incubazione del virus è di 1-4 giorni. Le linee guida ministeriali consigliano di prolungare il periodo di sorveglianza per almeno 7-10 giorni. Può dare complicazioni gravi, come polmonite e insufficienza respiratoria, encefalite e riacutizzazione di patologie croniche pre-esistenti. Come difendersi dal rischio di contagio? I medici consigliano di lavarsi le mani, mangiare bene, usare il fazzoletto quando si starnutisce e poi prendere le statine, farmaci in grado di ridurre il colesterolo, e di ridurre il tasso di mortalità nell’influenza normale.