Partito Democratico: primarie, punto e a capo

28 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

A Primarie concluse, stravinte con circa il 70% dall’ex Premier Matteo RENZI, si ricomincia daccapo, un passo avanti e due indietro.

La quadra non si trova, gli scissionisti, quelli che amavano e vivono di metafore, quelli che “smacchiavano i giaguari, pettinavano le bambole, portavano i tacchini sul tetto e adesso tengono la mucca nel corridoio” e che qualche mese addietro hanno fatto il grande salto, uscire dal Partito democratico.

Insieme ad una infinita “sterpaglia” si autodefiniscono di sinistra ed hanno fondato “Articolo 1”, richiamandosi al dettato costituzionale, come se bastasse questo per creare lavoro.

Naturalmente, salvo che continuare a parlare del PD, di quello che fa, che non fa o che non è possibile fare, non hanno un progetto, una rotta da seguire, non hanno una idea di futuro, sono fatti così, vivono alla giornata, oggi dico si, domani dico no alla fiducia, come capita, alla rinfusa.

Nessuno sa o capisce bene cosa vogliono: al massimo lo si può intuire, la poltrona!

Oggi, più che mai, con l’aria che tira attorno ad un possibile accordo sulla nuova legge elettorale perché se passa la soglia al 5%, alla tedesca – che i signori della “ditta” chiamano inciuciosono terrorizzati. Se oggi sono moribondi, se passa questa soglia, sono definitivamente spacciati, praticamente si possono già declinare al passato.

Loro sono ufficialmente usciti dal Partito democratico ma hanno lasciato all’interno autorevoli esponenti del loro mondo, tanto per tenere vivo il dibattito, con l’intento di continuare a logorare quanto più possibile la linea del nuovo Segretario.

E la volontà del “popolo sovrano” che al 70% ha votato la nuova Segreteria?

E che c’entra, loro devono criticare, affossare ogni iniziativa. A loro non interessa assumere la paternità di un progetto, fare una proposta che sia una o avviare una discussione sensata di interesse generale, non avendolo mai fatto in trent’anni che sono seduti in Parlamento.

Per loro è sufficiente la “critica” fine a se stessa, è una loro indole naturale, non sono cattivi ma pensano soltanto alla poltrona, “tengono famiglia”.

Oggi Orlando – l’attuale Ministro di Grazia e Giustizia – ha tuonato che insieme alla sua corrente e in perfetta sintonia con l’Articolo 1, voterà contro la fiducia della settimana prossima in Parlamento, riguardante la reintroduzione di uno strumento per regolare i rapporti di lavoro occasionali, dopo l’abolizione dei Voucher.

Poi c’è Cuperlo, anche lui è un grande della critica ad oltranza a cui piace ancora il “pugno chiuso e la bandiera rossa”. Si sa, è uno che parla, parla ha sempre parlato, è la sua specialità. E’ uno come Giggino (1), si presenta bene e chi non lo conosce lo prende per buono e all’inizio lo ascolta, credendo che alla fine del discorso ci capisca qualcosa.

Secondo me è meglio lasciarlo parlare, sa fare solo quello. Beninteso, non suggerisce soluzioni, visione di futuro, progettualità: nulla elevato a sistema. Conviene tenercelo per meglio far capire agli italiani cosa ha rappresentato il PD, prima di Renzi, quando si pensava di governare l’Italia con le metafore.

Pensiamoci bene: nel loro genere, nella loro vita – politica s’intende – non avendo mai assunto una iniziativa, metaforicamente parlando, non hanno mai sbagliato perché loro sono nati per sbaglio e noi ahimè dobbiamo solo avere la pazienza di sopportarli!

================

 

(1) On.le Luigi DI MAIO, noto esponente del M5S detto anche il “bufalino”