PARMALAT, TANZI LASCIA, BONDI NUOVO PRESIDENTE

16 Dicembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

La svolta alla Parmalat è ufficiale. Calisto Tanzi lascia la carica di presidente e amministratore delegato a Enrico Bondi. Nel board, oltre a Bondi, entrano Guido Angiolini con delega all’amministrazione e controllo e Umberto Tracanella. Lascia il posto in consiglio Giovanni Tanzi, fratello di Calisto. Sono le decisioni prese dalla riunione del consiglio di amministrazione di Parmalat Finanziaria per stabilire la via d’uscita dalla crisi in cui versa il gruppo alimentare.

Bondi, vicepresidente e amministratore delegato della Lucchini, ha dichiarato che manterrà “le attuali cariche e le attuali responsabilità nel gruppo Lucchini in quanto si sente impegnato a portare a termine il piano di ristrutturazione in corso”. Il nuovo numero uno di Parmalat ha ribadito inoltre che la relazione sulla situazione del gruppo e sulle linee guida dell’eventuale piano di ristrutturazione verranno presentati entro il mese di gennaio. Nel suo compito sarà assistito da Mediobanca e Lazard.

Su proposta della stesso Bondi – prosegue la nota – il cda si riunirà di frequente anche al fine di informare il mercato sull’evolversi della situazione del gruppo. La riunione odierna intanto è servita anche per prendere atto del rimborso del bond da 150 milioni. Angiolini è , attuale ad di Premafin, e Tracanella vicepresidente di Edison.

“Ho deciso, d’intesa con il consiglio di amministrazione, di compiere un passo indietro. Parmalat ha bisogno, in questo momento, di una svolta”, è la dichiarazione di poche righe dell’ex presidente. “Chi, come me e la mia famiglia, ama e crede in questo gruppo, sa che i sacrifici sono necessari – ha aggiunto – Aver individuato in Enrico Bondi l’uomo che saprà rilanciare la società è un segnale di fiducia e una garanzia per tutti i lavoratori e per il mercato. Ma lo è soprattutto per me, perché Parmalat ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà la mia vita”.
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Bondi, con questo incarico, vede confermata la sua fama di risanatore dei grandi gruppi italiani. Il manager aretino da luglio aveva preso in mano le redini della Lucchini come garante delle banche per il piano che ha scongiurato l’insolvenza del gruppo siderurgico.

Per poco nel suo carnet non sono finite anche le auto: il nome del manager aretino era circolato infatti lo scorso dicembre per un incarico al vertice di Fiat, ma non se ne era fatto nulla.

Prima c’era stata la breve permanenza (terminata a febbraio 2003) alla guida di Premafin e della Sai, impegnata nella fusione con Fondiaria. Da Salvatore Ligresti, Bondi era stato chiamato nell’agosto 2002, quando aveva lasciato dopo 13 mesi l’incarico di amministratore delegato in Olivetti-Telecom, dove era stato chiamato da Marco Tronchetti Provera a seguito dell’acquisto del controllo da Roberto Colaninno ed Emilio Gnutti.

Laureato in chimica, 68 anni, Bondi ha sempre mantenuto un basso profilo con poche esternazioni alla stampa. In Montedison, ha giocato quella che è stata, fino a oggi, la sua sfida più importante. Dopo un passato alla Snia e alla Gilardini (allora della Fiat) fu chiamato da Enrico Cuccia a salvare la società di Foro Bonaparte sull’orlo della bancarotta per il crac Ferruzzi. Lontano dai riflettori, in perfetto stile Mediobanca, Bondi risalì la voragine dei conti fallimentari.

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