PARMACRACK, LA GDF PERQUISISCE MORGAN STANLEY

21 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Caso Parmalat, si indaga sul mistero dei bond. I militari della Guardia di Finanza sono da alcune ore negli uffici di due banche milanesi: Nextra (gruppo Intesa) e Morgan Stanley.

A mettere gli inquirenti sulla pista dei due istituti sono state soprattutto le dichiarazioni fornite in interrogatorio da Fausto Tonna e Alberto Ferraris, entrambi ex direttori finanziari del gruppo di Collecchio. In particolare, sotto la lente degli investigatori, ci sono i 300 milioni di bond Parmalat acquistati la scorsa estate appunto da Nextra. Si tratta di obbligazioni poi rivendute, a ottobre, dalla società di fondi di investimento alla Morgan Stanley.

Dieci giorni fa Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa, che controlla al cento per cento Nextra, aveva sottolineato che l’operazione era stata effettuata alla luce del sole e che per statuto Nextra gode di piena autonomia nei confronti del gruppo.

La vicenda del bond da 300 milioni di euro emesso da Parmalat e comprato da Nextra il 18 giugno del 2003 è ricostruita in due interrogatori dallo stesso patron di Parmalat, Calisto Tanzi, e da uno dei direttori finanziari del gruppo Alberto Ferraris.

Nell’interrogatorio del 30 dicembre scorso, Tanzi accusò Nextra di aver costretto Parmalat a riacquistare il bond, e a Tanzi replicò la società sottolineando che i titoli erano stati “rivenduti a Morgan Stanley lo scorso ottobre in conseguenza del loro apprezzamento”. La vicenda fu poi raccontata nel dettaglio da Ferraris.

“Tonna – ricorda Ferraris – fu contattato nel giugno 2003 dal responsabile Italia di Morgan Stanley, Paliani, il quale offriva la disponibilità di Nextra per sottoscrivere una nuova emissione del gruppo Parmalat. Inizialmente l’offerta era di 150 milioni di euro. Tonna me ne parlò immediatamente e mi chiese di contattare Paliani”.

L’ex manager ricorda quindi di aver contattato Paliani e un manager di Nextra, e “l’operazione venne chiusa”. Ma più tardi – continua Ferraris – Paliani mi informò del desiderio di Nextra di rivendere il bond sul mercato per realizzare un utile in quanto il bond aveva raggiunto allora un valore superiore a quello di emissione”. Successivamente, sempre secondo il racconto di Ferraris, la Nextra, confermò la sua intenzione di rivendere i bonds precisando che avrebbero proceduto rimetterli sul mercato anche con tagli molto piccoli. “Ma io replicai che ciò era contrario agli accordi che avevamo preso”.

“A quel punto – aveva concluso – Ferraris – mi sentii ricattato e con la pistola puntata alla tempia, perchè se ciò fosse accaduto mi sarei trovato a rischiare di dover rinegoziare tutti i bond: basti pensare alle spese legali alle quali Parmalat andava incontro se fosse stata richiesta la rinegoziazione”.

Alla notizia della perquisizione, i titoli di Banca Intesa a Piazza Affari hanno ampliato le perdite: -1,61%, a 3,11 euro.

Intanto, a Collecchio, terza giornata di lavoro nella sede Parmalat per l’ex contabile Gianfranco Bocchi e l’ex direttore finanziario Fausto Tonna. Da lunedì i due manager agli arresti nel carcere di Parma stanno tentando di ricostruire la contabilità del gruppo.

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I magistrati sospettano condotta agevolatrice dell’aggiotaggio da parte di Nextra e Morgan Stanley.

MILANO – Ci sono elementi tali da far sospettare una condotta almeno agevolatrice dell’aggiotaggio.
Sono queste le motivazioni con cui la Procura di Milano che ha ordinato il sequestro di documentazioni nelle sedi di Nextra e dell’istituto Morgan Stanley nell’ambito dell’inchiesta sul crac della Parmalat. La perquisizione fa riferimento proprio all’operazione dei bond Parmalat gestiti da Nextra e alla modalità di riacquisto e collocamento dei bond del gruppo di Collecchio.
Gli investigatori e gli inquirenti vogliono vederci chiaro nella crisi di liquidità finanziaria di Parmalat. Al momento nessun sospetto aleggia su Banca Intesa, ma si vuole chiarire come mai all’interno di Nextra la struttura di corporate che dovrebbe eseguire il monitoraggio del rischio per gli investitori non abbia funzionato a dovere.

A tale fine saranno riascoltate le telefonate tra gli operatori nel corso delle trattative che vengono registrate per legge e sono messe a disposizione della Consob.

Oltre l’aggiotaggio, gli inquirenti e gli investigatori ipotizzano anche l’ostacolo all’attività di vigilanza dell’organo di controllo preposto. A quanto si apprende i due provvedimenti che hanno portato al sequestro della documentazione sono motivati in modo diverso per Nextra e per Morgan Stanley. Al momento, si apprende in ambienti giudiziari, non è stato ancora dimostrato l’accordo tra la banca e la società di gestione del risparmio, ma i due istituti avrebbero agito nello stesso contesto.
Al momento, comunque, sia Nextra che Morgan Stanley non sono indagate come persone giuridiche, nè sul registro degli indagati sono stati iscritti, per ora, nuovi nomi.

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