PARMACRACK, AGGIOTAGGIO PER NEXTRA E M. STANLEY?

21 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Accertare se i funzionari di Nextra, la società di gestione del risparmio di Banca Intesa, e di Morgan Stanley, coinvolte nella vicenda del bond da 300 milioni di euro “hanno operato in accordo con esponenti della Parmalat per sostenere il titolo pur sapendo dello stato di grave crisi” del gruppo di Collecchio.

Così i militari della Gdf hanno perquisito dal primo pomeriggio fino a tarda sera gli uffici di Milano della sgr di Intesa e della banca d’ affari statunitense per raccogliere documenti cartacei, informatici e le bobine delle registrazioni telefoniche dei colloqui intercorsi tra gli operatorie gli investitori.

Le perquisizioni sono state disposte dai pm milanesi Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino che indagano sul crac dell’ azienda agroalimentare, ipotizzando, oltre al reato principale di aggiotaggio, anche quello di ostacolo all’ attività di controllo delle Autorità di vigilanza. Quest’ ultimo reato si è aggiunto agli altri già formulati nelle indagini in base a una segnalazione trasmessa recentemente dalla Consob alla Procura di Milano. Per ora nessuno dei funzionari di Morgan Stanley e di Nextra risulta iscritto nel registro degli indagati.

Cominciate nel primo pomeriggio, le perquisizioni permetteranno agli inquirenti di far luce sull’ operazione del bond da 300 milioni di euro emesso da Parmalat e comprato da Nextra lo scorso 18 giugno. Vicenda ricostruita nel corso degli interrogatori da Calisto Tanzi, l’ex patron di Parmalat e dall’unico ex direttore finanziario a non essere finito in carcere, Alberto Ferraris. Tanzi, ripercorrendo i passaggi dell’operazione, ha spiegato ai pm di essere stato costretto da Nextra a riacquistare il bond. E che “la richiesta – ha messo a verbale l’ex patron di Parmalat – era accompagnata dalla minaccia di rivelare al mercato che il reale tasso di interesse era più alto di quello dichiarato in quanto, in parte, stato già pagato anticipatamente con le commissioni.

In buona sostanza – ha continuato – se tale informazione fosse stata rivelata al mercato, sarebbe emerso che eravamo in difficoltà finanziarie in quanto il tasso di interesse è la spia del rischio di investimento. Più alto è il tasso di interesse più il bond, sebbene redditizio, presenta una maggiore rischiosità. Noi non ci potevamo permettere tale situazione”. E, a quanto si è appreso, gli inquirenti intendono verificare il comportamento della struttura di controllo dei rischi di Nextra.

Ferraris, pur riconoscendo di aver usato con Tanzi l’ espressione “mi hanno puntato la pistola alla testa”, riferendosi alle richieste di Nextra, ha dato una versione un pò diversa: “Ci poteva essere il rischio di dover rinegoziare tutti gli altri bond. Insomma era un problema di immagine, nel senso che si faceva una brutta figura con i detentori di bond”. L’ex direttore finanziario ha precisato che “se la Nextra avesse venduto sul mercato i bond con il covenant (una sorta di ulteriore garanzia, ndr), gli altri possessori di bond legalmente non avrebbero potuto pretendere nulla dalla Parmalat.

Però – ha aggiunto – se la Nextra procedeva a tale operazione i bond in mano agli altri investitori avrebbero perso valore in quanto sul mercato vi sarebbe stato un bond dello stesso tipo con condizioni migliori”. Quindi, ha spiegato Ferraris: “Parmalat non voleva dare ‘la fregatura’ agli altri possessori di bonds perché ciò era eticamente scorretto. Pertanto l’ unica soluzione praticabile era quella di riacquistare i bond in mano alla Nextra e ricollocarli presso altri investitori istituzionali senza covenant”.

Dagli interrogatori di Ferraris e di Tanzi è emerso tuttavia che Nextra non poteva essere a conoscenza della reale situazione debitoria della Parmalat. Lo stesso Tanzi alla domanda se la situazione di difficoltà della Parmalat era nota anche a Nextra aveva risposto: “penso di no, ma non posso esserne sicuro. E comunque ritengo che ignorassero l’ entità della crisi”. La vicenda Nextra sembra non preoccupare l’ amministratore delegato di Intesa, Corrado Passera. “E’ stata una normale operazione – ha rilevato – ed è tutto come abbiamo descritto nell’ assemblea degli azionisti del 13 gennaio”.