PARADOSSO DEL DOLLARO: I POVERI FINANZIANO I RICCHI

10 Maggio 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Il dollaro a partire dagli anni ’40 è diventato la moneta di riserva utilizzata dal mondo intero, cioè la moneta in cui si effettuano i pagamenti per le grandi transazioni internazionali, si regolano le posizioni debitorie e creditorie fra Paesi e sono denominati i crediti verso l’estero delle Banche centrali. Questa funzione è stata esercitata dal dollaro più che dalle altre monete come sterlina, franco francese, marco o yen in grazia del fatto che gli Stati Uniti erano diventati la prima economia del mondo.

Ma nel secolo appena iniziato i rapporti di causalità si sono capovolti. Oggi gli Stati Uniti rappresentano la prima economia del mondo, nonostante il loro deficit e il loro debito verso l’estero, solo perché il dollaro rimane la moneta di riserva. La prosperità degli Stati Uniti dipende dall’accumulo da parte degli altri Paesi di crediti in dollari che finanziano la Confederazione nordamericana.

Nel secolo appena trascorso il resto del mondo accumulava dollari per poter acquistare beni prodotti in America. In questi ultimi anni è il contrario. Il resto del mondo, e specie le banche centrali asiatiche, accumulano dollari affinché gli americani acquistino beni prodotti altrove.

Ancora venti anni fa l’America con le sue esportazioni era il più grande creditore del mondo. Oggi l’America con le sue importazioni è diventato il più grande debitore del mondo e lo status del dollaro come moneta di riserva svolge una funzione paradossale: quella di consentire ai ricchi americani di venire finanziati dai poveri cinesi e indiani.

Se questa capacità del dollaro scomparisse dall’oggi al domani i consumi in America sarebbero limitati alla produzione interna e i finanziamenti sarebbero limitati al risparmio nazionale: ne seguirebbe una terribile recessione del tipo di quella che ha colpito la Russia nell’agosto del 1998.

Ma siccome il dollaro rimane moneta di riserva, il finanziamento dei ricchi da parte dei poveri continuerà, sfidando le leggi dell’economia che postulano il contrario. E’ chiaro che in queste condizioni una crisi del dollaro può essere solo ritardata, con il risultato di renderla più grave, ma non può essere evitata perché le ragioni per le quali il dollaro è diventato moneta di riserva (e cioè che l’America inondava il mondo con prodotti a basso costo ed elevata qualità) non sussistono più.

Oggi la fabbrica dei manufatti del mondo è situata in Giappone, in Cina, a Taiwan, in Corea del Sud e anche in India. Sono le monete di questi Paesi che dovrebbero godere dello status di moneta di riserva: solo chi le detiene ha la certezza di poter acquistare l’enorme gamma di beni prodotti in Asia.

E’ evidente che l’economia di un mondo nel quale non si accumulano le monete dei Paesi più capaci di produrre e vendere i loro beni, ma del Paese che, acquistando in larga scala tali beni, incorre in deficit e debiti sempre più grandi è destinato a schiacciarsi contro un muro.
In conclusione: se è vero che gli Stati Uniti possono finanziare il loro enorme deficit di parte corrente e il loro grandissimo debito verso l’estero sfruttando lo status del dollaro quale moneta di riserva (e questo lo sanno tutti), è altrettanto vero che non può continuare ad essere moneta di riserva la moneta di un Paese che incorre sistematicamente in deficit e debito verso l’estero (questo ancora lo capiscono in pochi, ma è destinato a diventare sempre più chiaro con l’andare del tempo).

L’economia mondiale si trova di fronte ad una difficile transizione: da una fase in cui il dollaro è ancora il centro del sistema monetario internazionale, ad una situazione nella quale ci sarà un nuovo sistema monetario internazionale. Ma le fasi di transizione di questa portata, in cui il vecchio ordine sta morendo e quello nuovo non è ancora nato, sono accompagnate sempre da grandi sconvolgimenti economici e finanziari e, talvolta, anche politici e militari. E’ stato così, ad esempio, nei Paesi dell’Europa orientale in transizione dall’economia centralizzata all’economia di mercato.
Oggi i motivi che hanno propiziato la funzione del dollaro come centro del sistema monetario internazionale non esistono più. Il dollaro è rimasto ancora attualmente centro del sistema monetario internazionale, ma per i motivi sbagliati, con l’effetto paradossale che sono i poveri del mondo (cinesi:1000 dollari pro capite) a finanziare i ricchi (americani: 38000 dollari pro capite).
La situazione è insostenibile. Il cambiamento è necessario, ma come ogni grande cambiamento, sarà una rivoluzione. E purtroppo le rivoluzioni, anche quando riescono, sono parti dolorosi.

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