Panama Papers, in carcere faccendiere da 200 shell companies

10 Luglio 2018, di Alberto Battaglia

Il faccendiere romano Gian Luca Apolloni è stato arrestato dalla Guardia di Finanza, con le accuse di truffa aggravata e indebita compensazione di debiti tributari e previdenziali con crediti inesistenti. Apolloni è ritenuto determinante dagli investigatori nella costruzione di società fittizie finite al centro del caso Panama Papers. Le medesime accuse sono state attribuite anche all’imprenditore Roberto Laganà, titolare della ‘Rts società cooperativa’.

 

Apolloni, secondo l’ipotesi del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Roma e dell’Ufficio antifrode dell’Agenzia delle Entrate, sarebbe stato intermediario per la creazione di oltre 200 società di copertura a Panama collegate ad ulteriori imprese aventi sede a Samoa, Bahamas, Anguilla, Isole Vergini Britanniche e Cipro. Le indagini sono scattate in seguito alle rivelazioni dell’International Consortium of Investigative Journalists, che aveva portato alla luce il sistema di evasione fiscale tramite la pubblicazione dei dati dello studio legale Mossack Fonseca di Panama. Sarebbe da questi dati che gli investigatori sono risaliti ad Apolloni. La società Rts del Laganà si sarebbe avvalsa dell’assistenza di Apolloni per azzerare i propri debiti fiscali tramite presentazione di modelli di pagamento F24 relativi a crediti d’imposta inesistenti: con questo sistema è stato possibile cancellare oltre 15 milioni di euro di debiti.

 

Apolloni era già finito in carcere per reati tributari nel luglio 2013, quando dalle indagini della Dda di Bologna era emerso un collegamento con il figlio di Vito Ciancimino, Massimo; anche lo scorso 15 maggio Apolloni era stato condotto nel carcere milanese di San Vittore in seguito al suo coinvolgimento in reati fallimentari.