Pagare un consulente finanziario: perché non è (solo) una cosa da ricchi

27 Ottobre 2020, di Alberto Battaglia

I servizi di un consulente finanziario interessano solo ai ricchi, che poi sono gli unici a poterseli permettere. Quest’affermazione oggi non è più così vera, come magari poteva essere nel passato.
Innanzitutto, la pianificazione del risparmio, a ogni livello, è utile per creare un futuro più sicuro e prospero, a prescindere dal livello delle entrate.
Più difficile capire come rendere efficiente, sotto il profilo dei costi, il pagamento di un professionista quando il proprio risparmio non è poi così consistente. E’ innegabile: più è sostanzioso il proprio conto in banca, più sarà interesse del consulente e dello stesso risparmiatore “cercarsi” per massimizzare le proprie risorse. L’uno valorizzerà le sue competenze, l’altro il suo patrimonio.

Consulente finanziario, vale anche per un breve periodo

La tipica percentuale sugli asset in gestione non è, tuttavia, l’unico sistema attraverso il quale un consulente finanziario può essere retribuito. Posto che si intenda rivolgersi a un professionista indipendente (cioè libero da potenziali conflitti d’interesse), è possibile optare per un pagamento a parcella oraria.

Questo tipo di rapporto non deve essere necessariamente legato a progetti di lungo periodo: è possibile contattare il consulente all’occorrenza, per un checkup e fare il punto della situazione.

Una serie di incontri con un consulente per la pianificazione finanziaria potrà contribuire ad organizzare una serie attività essenziali e impostare al meglio la “rotta” del risparmio. Come racconta a Cnbc Justin Nichols, un consulente certificato della Garrett Planning Network, si può richiedere su base oraria una consulenza sul budget, sulla gestione dei debiti, consulenze sugli investimenti e sulla pianificazione previdenziale.

“Magari il cliente non ha bisogno o non è disposto a pagare un intero piano finanziario di ampia portata, ma in realtà vuole solo concentrarsi su alcune aree urgenti e importanti della sua vita finanziaria personale”, ha detto Nichols, “possono ottenere più facilmente quel tipo di pianificazione mirata semplicemente pagando su base oraria”.

In Italia la propensione dei clienti a pagare direttamente il proprio consulente rimane molto bassa, come avevamo evidenziato dai dati raccolti dalla Consob. Prima ancora dell’utilità relativa al patrimonio della consulenza, andrebbe dunque approfondita la conoscenza dei servizi. Altrimenti sarà difficile, per i consulenti “a parcella”, far breccia nel cuore dei risparmiatori.