P4, una maggioranza trasversale vota sì all’arresto di Papa. Salvato il pd Tedesco, rissa al Senato

20 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Con 319 voti a favore e 293 contrari l’Aula della Camera ha concesso l’autorizzazione all’arresto del deputato del Pdl Alfonso Papa.

Ha gelato l’aula della Camera il si’ all’arresto di Alfonso Papa. Nessuno, ne’ dai banchi della maggioranza ne’ da quelli dell’opposizione, ha proferito parola, ne’ tantomeno ha applaudito. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha battuto la mano sul tavolo, facendo una smorfia di disappunto. Il primo ad alzarsi in piedi e ad uscire dall’aula e’ stato proprio il parlamentare del Pdl inquisito, cui e’ andato incontro il collega Renato Farina, che gli ha messo una mano sulla spalla e lo ha accompagnato fuori dall’aula.

(ANSA) – ROMA, 20 LUG – Dobbiamo fermare il rischio di una ulteriore escalation di arresti preventivi da parte della Magistratura perche’ di questo passo si rischia di minare i numeri della maggioranza e di tornare al clima del ’92. E’ il ragionamento svolto dal premier Silvio Berlusconi – secondo quanto riferito da diversi presenti – nel corso dell’incontro a Palazzo Grazioli con i coordinatori regionali del partito a proposito del voto sull’arresto di Alfonso Papa.

MARONI: LEGA COERENTE HA VOTATO PER ARRESTO – ”Siamo coerenti”. Cosi’ il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha commentato uscendo dall’Aula il voto sull’arresto di Alfonso Papa. Ai cronisti che gli domandavano se dunque la Lega avesse votato a favore della richiesta dei magistrati, Maroni ha replicato: ”Assolutamente si’, come avevamo detto”.
TEDESCO CHIEDE ARRESTO E VOTO PALESE SENATO – Il senatore Alberto Tedesco e’ intervenuto nell’Aula del Senato per chiedere all’assemblea di rispondere affermativamente alla domanda della magistratura di arresti domiciliari. Il senatore del Gruppo misto ha anche chiesto che non si ricorra al voto segreto, ma al voto palese.

P4: BERLUSCONI,FERMARE ESCALATION ARRESTI O RISCHIO ’92 – Dobbiamo fermare il rischio di una ulteriore escalation di arresti preventivi da parte della Magistratura perche’ di questo passo si rischia di minare i numeri della maggioranza e di tornare al clima del ’92. E’ il ragionamento svolto dal premier Silvio Berlusconi – secondo quanto riferito da diversi presenti – nel corso dell’incontro a Palazzo Grazioli con i coordinatori regionali del partito a proposito del voto sull’arresto di Alfonso Papa.

Senato/ L’aula non autorizza l’arresto di Tedesco

L’aula del Senato non ha autorizzato l’arresto del senatore Alberto Tedesco, eletto nel Pd e poi passato al gruppo Misto, chiesto dal Gip di Bari nell’ambito dell’indagine sulla corruzione nella sanità pugliese, per fatti che risalgono agli anni in cui Tedesco era assessore regionale alla sanità nella Giunta Vendola. I sì sono stati 127, i no 151, le astensioni 11.

A favore dell’arresto e del voto palese si era pronunciato lo stesso Tedesco, oltre che, in dichiarazione di voto, i gruppi del Pd, dell’Idv, del Terzo polo e della Lega. L’assemblea si è espressa direttamente a favore o contro la richiesta dei magistrati, non avendo la Giunta immunità di Palazzo Madama approvato in precedenza alcun parere nei termini previsti. In teoria, se fossero state rispettate le dichiarazioni di voto dei gruppi, avrebbero dovuto esserci 156 voti a favore (Pd 106, Lega 14, Idv 12, Terzo Polo 12) e 141 contrari (Pdl 131, Coesione nazionale 10).

Da definire le posizioni dei singoli appartenenti al gruppo Misto (fra i quali l’indagato Alberto Tedesco, che però aveva chiesto di votare sì al suo arresto) e del gruppo Udc-Svp-Autonomie. In tutto 24 voti. Ma la richiesta del voto segreto evidentemente è stata decisiva. Nel primo commento dopo la decisione dell’aula, Tedesco ha difeso la “coerenza” del Pd, ed ha bollato come “tardive” le prese di posizione “degli esponenti del centrodestra” che oggi in aula hanno parlato di ‘fumus persecutionis’. “Si poteva risolvere diversamente – ha detto – se lo avessero detto in Giunta”.

L’ex assessore pugliese ha spiegato anche perché non si è dimesso: “Avrebbe significato dare ragione ai pm che sostenevano che la mia posizione di senatore fosse criminogena. In ogni caso – ha aggiunto – alla prescrizione rinuncerò, ho sempre avuto fiducia nella magistratura”. Nel clima concitato del dopo voto, nel salone Garibaldi di palazzo Madama Tedesco è stato affrontato a brutto muso dal senatore leghista Cesarino Monti, che gli ha detto: “Se sei un uomo ti devi dimettere”. “Dillo ai tanti tuoi colleghi”, è stata la replica dell’esponente di centrosinistra.

PRESSING PDL, NO ARRESTO PAPA – Prosegue fino all’ultimo il pressing del Pdl per evitare l’arresto di Alfonso Papa. Silvio Berlusconi é convinto che questo voto non inciderà sul governo, mentre il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, si augura che il no all’arresto passi anche per l’esponente del Pd Alberto Tedesco con la richiesta dei ‘domiciliari’ che sarà valutata domani dall’Assemblea di Palazzo Madama. Al termine di una lunghissima mediazione con gli alleati la Lega conferma di volere l’arresto dell’ex pm indagato nell’inchiesta P4, ma annuncia di voler lasciare libertà di coscienza: un elemento fondamentale che dà dei margini a chi vuole stoppare l’arresto, soprattutto se sull’autorizzazione si voterà a scrutinio segreto. Ma è ancora mistero alla Camera su chi possa chiederlo: probabilmente si saprà solo all’ultimo momento se ci saranno trenta deputati, o un gruppo parlamentare, pronti ad andare da Fini per perorare questa causa.

Alla fine, si ragiona in ambienti della maggioranza, potrebbero essere i Responsabili a togliere le castagne dal fuoco al centrodestra. Anche se più di qualcuno in questo gruppo, ora denominato ‘Popolo e territorio’, non vorrebbe esporsi direttamente. Da più parti arrivano a Papa gli appelli a dimettersi, evitando il voto sull’arresto. “Esiste, per chi è coinvolto in vicende che arrivano alla pronuncia dell’Aula sulla richiesta di arresto, la via delle dimissioni”, dice Pierluigi Castagnetti, presidente della Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio che ha votato a favore dell’arresto del deputato.

Ma Papa tiene duro: oggi ha distribuito a colleghi e giornalisti una sua memoria e vuole andare al voto in aula. E, per una inedita coincidenza, anche a Palazzo Madama si voterà l’autorizzazione all’arresto di un parlamentare: si tratta del senatore Alberto Tedesco del Pd, e la richiesta è relativa ad un’indagine per corruzione. A chi maligna di uno “scambio” sottobanco per salvare il senatore dalemiano, però, il Pd reagisce: “su vicende di questa natura non possono esserci miseri scambi politici e strumentalizzazioni”, sostiene Nicola Latorre. Di certo, a Montecitorio il voto segreto non lo chiederà l’opposizione.

“Sarebbe bene che anche gli altri gruppi rinunciassero a chiederlo perché è evidente che se verrà chiesto sarà per coprire trucchi o falsità a cominciare dalla Lega che dopo avere cambiato dieci posizioni ora non sa come uscirne. I guerrieri padani si vogliono nascondere dietro il voto segreto”, dice Dario Franceschini del Pd. Ma la Lega, che con Bossi più volte si era schierata a favore dell’arresto di Papa, lo scrutinio segreto alla Camera non lo chiederà: il Carroccio, spiega il capogruppo Reguzzoni, resta “favorevole” all’arresto, ma lascerà ai suoi libertà di voto.

Il caso Papa, per i ‘maroniani’, sarebbe un modo per far capire che anche sulla richiesta d’arresto per l’ex braccio destro di Tremonti, Marco Milanese, non si faranno sconti. “Voteremo sì alla custodia cautelare – spiega un seguace del ministro dell’Interno – anche per far capire chiaramente quale sarà il nostro atteggiamento con Milanese. Voteremo per tutti e due a favore dell’arresto.

E’ bene che il ministro dell’Economia lo sappia…”. Nel Carroccio, infatti, si sostiene che se domani la maggioranza si spaccasse su questa vicenda, considerando anche l’andamento negativo dei mercati, una crisi di governo non sarebbe poi un’ipotesi così remota. I 49 ‘maroniani’ infatti insistono sul fatto che anche in presenza di voto segreto loro voterebbero per mandare Papa “in galera”, come disse qualche giorno fa Bossi.

Il Pdl sarà teoricamente compatto per il no all’arresto del deputato che si è sospeso dal gruppo; anche se diversi parlamentari del principale gruppo di maggioranza sono intenzionati (meglio se a scrutinio segreto) a disattendere l’indicazione di Berlusconi votando a favore delle manette per Papa.Tensione sul caso Papa. Pressing del Pdl per lo stop all’arresto. Ora si gioca la partita del voto segreto. Fli, Urso e opposizioni: si voti alla luce del sole. Reguzzoni: noi seguiremo le indicazioni di Bossi. Castagnetti: c’é anche alternativa dimissioni.

“L’indicazione che darò al gruppo é favorevole all’arresto ma con libertà di coscienza”. Così il presidente dei deputati della Lega Marco Reguzzoni rispondendo, in Transatalntico, alle domande dei cronisti sul voto di domani in Aula relativo all’arresto del deputato del Pdl Alfonso Papa. Inoltre, fa sapere Reguzzoni confermando che “in serata non é prevista la riunione del gruppo, la Lega non chiederà il voto segreto”.

P4: GIUNTA CAMERA RINVIA PRONUNCIAMENTO SU MILANESE – Nonostante la richiesta di Marco Milanese di fare accedere i Pm ai propri tabulati telefonici e alle proprie cassette di sicurezza, la Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha rinviato il proprio pronunciamento di una settimana, su proposta del relatore Fabio Gava (PDL).

Gava ha chiesto un rinvio per “approfondire le carte” inviate dai magistrati, annunciando che la prossima settimana presenterà una unica relazione sui tre aspetti su cui è stata chiesta l’autorizzazione verso Milanese, e cioé l’arresto e l’accesso ai tabulati telefonici e alle cassette di sicurezza. Le opposizioni si sono inutilmente opposte a questa richiesta, sostenendo che la Giunta si sarebbe dovuta pronunciare subito, e favorevolmente, all’autorizzazione ad accedere ai tabulati telefonici e alle cassette di sicurezza, specie perché lo stesso Milanese ha dato il proprio assenso.

“Milanese – ha detto Marilena Samperi, capogruppo del Pd – ha dato la propria disponibilità perché ritiene che da tabulati e cassette possano emergere elementi a favore della propria difesa. Il diritto alla difesa dovrebbe prevalere su tutto”. Contrari alla proposta di Gava anche Idv e Udc, secondo quanto hanno riferito Federico Palomba e Pierluigi Mantini. Di parere opposto la maggioranza, come ha spiegato Francesco Paolo Sisto (Pdl): “l’articolo 68 della Costituzione che disciplina l’autorizzazione a procedere, non rientra nelle disponibilità del singolo. La volontà del parlamentare non può incidere sulle determinazioni della Giunta, così come quelle dei magistrati.

La Giunta ha l’obbligo di giudicare indipendentemente dalle parti, ma seguendo un unico parametro, e cioé l’articolo 68 della Costituzione”. Sisto ha tuttavia riferito che benché ci sarà un unica relazione sulle tre richieste riguardanti Marco Milanese, “l’orientamento” è quello di stralciare le richieste riguardanti tabulati telefonici e cassette di sicurezza.

CASTAGNETTI, PER PAPA C’E’ STRADA DELLE DIMISSIONI – “Esiste, per chi è coinvolto in vicende che arrivano alla pronuncia dell’Aula sulla richiesta di arresto, la via delle dimissioni”. Lo ricorda Pierluigi Castagnetti, che cita indirettamente il caso di Alfonso Papa, sul quale domani voterà l’Aula dopo il sì della Giunta all’arresto.

Sul caso specifico di Alfonso Papa, Castagnetti dice di non volersi soffermare “perché me lo impone il mio ruolo di Presidente di garanzia della giunta” ma, ricorda, “ci sono momenti in cui anche i singoli possono con un loro gesto individuale a concorrere a salvare l’istituzione. Anche se può essere o apparire soggettivamente ingiusto, quel gesto individuale può assumere un valore più generale oltreché rappresentare l’occasione per una personale riabilitazione. Lontano dall’apparire un gesto di debolezza o di ammissione di colpevolezza – prosegue Castagnetti – le dimissioni di chi si trova coinvolto in tali situazioni possono essere lo strumento per smascherare supposte forzature da parte di altri poteri, in ogni caso per offrire all’istituzione cui si appartiene un riverbero del proprio senso di responsabilità e della propria affermazione di dignità”.