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Oro supera per la prima volta i 4.000 dollari l’oncia: cosa aspettarsi adesso?

Per la prima volta nella storia, l’oro ha superato la soglia dei 4.000 dollari l’oncia, toccando un nuovo record assoluto. Martedì 7 ottobre 2025, i future sull’oro hanno raggiunto i 4.014 dollari, proseguendo una corsa che da inizio anno ha portato il metallo prezioso a guadagnare oltre il 50%, una performance superiore a quella della maggior parte dei titoli dell’indice S&P 500.

Il rally è il risultato di una combinazione di fattori: instabilità geopolitica, tensioni sui mercati finanziari e timori legati al debito statunitense. In un contesto globale segnato da guerre, inflazione persistente e incertezze sulla politica monetaria, l’oro è tornato a rappresentare un rifugio sicuro per gli investitori, ma anche una scommessa speculativa per chi teme di perdere l’occasione di cavalcare uno dei trend più forti del 2025.

I fattori che spingono la nuova corsa all’oro

Secondo Adam Turnquist, Chief Technical Strategist di LPL Financial, l’ultimo balzo dei prezzi è stato sostenuto da due forze principali: i timori per il possibile shutdown del governo americano e il cosiddetto “FOMO trade”, ovvero la paura di restare esclusi dal rally dell’oro fisico e degli ETF collegati.

Il fenomeno è tangibile nei dati del World Gold Council, secondo cui a settembre gli ETF sull’oro hanno registrato afflussi record per 17,3 miliardi di dollari. Le motivazioni? Da un lato le crescenti tensioni politiche internazionali e, dall’altro, l’indebolimento del dollaro, che ha reso il metallo più conveniente per gli investitori stranieri.

Un aspetto interessante di questa fase rialzista è quello che diversi analisti hanno definito il “debasement trade”, letteralmente “la scommessa sulla svalutazione”. In pratica, molti investitori — soprattutto retail — stanno acquistando oro come copertura contro la perdita di fiducia nel dollaro e nei titoli di Stato americani.

Le preoccupazioni legate all’enorme debito federale, ai rischi per l’indipendenza della Federal Reserve e alla percezione di un sistema finanziario sempre più fragile hanno alimentato l’interesse per il metallo giallo, da sempre considerato un bene rifugio per eccellenza.

Anche le banche centrali sono tornate protagoniste della domanda: molti istituti, in particolare nei mercati emergenti, stanno incrementando le riserve auree per diversificare i propri asset e ridurre la dipendenza dal dollaro.

Le previsioni: fino a 4.900 dollari entro il 2026

In questo scenario, Goldman Sachs ha aggiornato al rialzo le proprie previsioni sull’oro, stimando che il prezzo possa raggiungere 4.900 dollari l’oncia entro la fine del 2026, rispetto alla precedente proiezione di 4.300 dollari.

Secondo gli analisti Lina Thomas e Daan Struyven, la dinamica alla base del rialzo è solida e “appiccicosa”: gli acquisti da parte delle banche centrali e dei fondi ETF occidentali tendono infatti a essere di lungo periodo, creando un pavimento strutturale ai prezzi.

I due esperti sottolineano anche che, in un mercato relativamente piccolo come quello dell’oro, bastano minimi spostamenti di capitale da azioni o obbligazioni per generare movimenti significativi sui prezzi. Per questo, i rischi per le quotazioni restano “orientati al rialzo”.

Cosa succede se crollano le Borse?

Un’altra variabile chiave è il rapporto tra oro e mercati azionari. Gli esperti del World Gold Council osservano che ottobre è storicamente un mese volatile per le Borse, e quest’anno le tensioni potrebbero essere ancora più marcate a causa di valutazioni elevate, aspettative ottimistiche sugli utili e segnali tecnici di eccesso.

In passato, durante le fasi di correzione dei mercati azionari, l’oro ha spesso offerto protezione, ma non sempre. Analizzando 17 fasi di sell-off dal 1973, il World Gold Council ha scoperto che l’unico fattore determinante è l’andamento del dollaro. In particolare, quando il dollaro si indebolisce, l’oro tende a salire; al contrario, un rimbalzo del biglietto verde può frenare o invertire il rally. Tuttavia, anche in questo caso, gli esperti notano che in due terzi delle correzioni azionarie il dollaro è sceso, sostenendo di fatto il prezzo dell’oro.

Nonostante l’euforia dei mercati, alcuni analisti invitano alla prudenza. Un calo temporaneo, spiegano gli esperti, non cambierebbe comunque il trend di fondo, che resta fortemente rialzista, alimentato da una combinazione di politiche monetarie accomodanti, tensioni globali e domanda istituzionale.