Oro e argento: sono ai massimi, ma qualcuno consiglia long

26 Aprile 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Dopo la giornata abbastanza tranquilla vissuta ieri sui mercati, ripartiamo questa mattina con il Nikkei e le borse asiatiche negative, interrogandoci su quali possano essere i migliori market mover da seguire per la giornata odierna.

Sinceramente crediamo che non ci sia nulla di particolarmente forte da poter muovere il mercato, se non l’attesa della sera di domani, quando arriverà la decisione sui tassi del FOMC che, tramite il suo presidente Bernanke, per la prima volta nella storia terrà una conferenza stampa dopo la comunicazione della decisione. Il fatto che Bernanke non sia abituato come il collega Trichet a comunicare con le agenzie ed i giornalisti economici di tutto il mondo ci spaventa un pochino: qualsiasi indecisione da parte del numero uno del FOMC potrebbe pesare in maniera importante sul greenback, che già non sta vivendo un buon momento di salute, come abbiamo avuto modo di commentare nelle settimane precedenti.

La situazione la conosciamo. Ci troviamo a dover affrontare una salita molto importante dei prezzi sul lato commodities e materie prime, aumenti che stanno cominciando a trasferirsi al consumatore finale, andando effettivamente a far pesare queste pressioni inflazionistiche di breve periodo sui portafogli dei cittadini.

Giusto per portare qualche esempio, molti produttori retail di vestiario, che erano riusciti a supplire a questa delicata situazione delocalizzando la produzione (in modo tale da recuperare competitività utilizzando manodopera a più basso costo che veniva bilanciata dal più alto costo delle forniture, il che permetteva di mantenere il prezzo finale invariato), si trovano ora costretti a dover aumentare i prezzi, così come la carne, che secondo lo U.S. Agricultural Department salirà del 6/7%. Ci sono delle divisioni all’interno del FOMC circa le prospettive di valutazione di questa ondata di rialzi.

C’è chi sostiene che essa sia temporanea e che non debba preoccupare, idea supportava alla continuazione di politiche monetarie accomodanti, c’è che inizia a drisi preoccupato e che sconsiglia ulteriori mosse di aumenti di liquidità nel sistema, che potrebbero creare effetti davvero pericolosi di medio-lungo periodo.

Noi crediamo che il pericolo che la corsa delle commodities continui ci sia, e che questo possa effettivamente farsi sentire nel breve periodo. Il discorso più difficile sarà valutare i potenziali effetti di medio periodo, ma prima di intraprendere azioni particolari, siamo convinti che il FOMC voglia lasciare passare le due riunioni che precedono giugno per valutare tutti i dati a sua disposizione.

L’oro e l’argento ieri sono riusciti a far registrare nuovi massimi storici, rafforzando l’idea di molti investitori che ora le correzioni devono essere sfruttate per pensare a posizionamenti long sui due metalli che potrebbero, verosimilmente andare ad attaccare i massimi assoulti fatti segnare. I supporti più importanti individuabili su un grafico giornaliero passano a 1475.00 per l’oro e 42.00 per l’argento.

Riapriamo ora la sezione tecnica dopo la breve interruzione pasquale accorgendoci di come la moneta unica sua ancora piuttosto stabile nei confronti del dollaro nonostante il tentativo della notte passata, fallito a questo punto, di riportare i prezzi al di sotto di 1.45. Questo livello, che sino alla rottura di mercoledì scorso si era rivelato un interessante livello di resistenza, si candida a primo livello di supporto nel breve, dal quale potrebbe nelle prossime ore dipendere la continuazione della salita della moneta unica.

Come potenziali livelli di resistenza troviamo oggi 1.46 figura ed il massimo segnato la settimana scorsa di 1.4650. Inutile continuare a insistere sul fatto che la moneta unica appare proprio in un momento fortunato e che gli obiettivi appaiono decisamente più ambiziosi di quelli appena visti: il punto di arrivo si trova infatti al di sopra di 1.51, livelli non più visti da novembre/dicembre 2009.

Diamo uno sguardo ora al cambio UsdJpy, che dopo aver oltrepassato il livello di supporto intorno a 82 figura è rimasto particolarmente stabile gli ultimi tre giorni di scambi. Siamo infatti vicini a 81.70, con un’indicazione ribassista di fondo ma nessuna volatilità, per il momento, per andare a compiere questa idea. Il primo livello obiettivo si trova a 81 figura (il ritracciamento della metà del movimento rialzista evidenziato fra metà marzo ed inizio aprile, 76.50 e 85.50).

Osserviamo ora il cambio EurJpy per notare come vi sia stata una correzione di una figura e mezza successivamente al tentativo di rottura della resistenza di 120 figura. Questo movimento testimonia la forza del livello evidenziato più volte negli ultimi giorni, riportando all’attualità un altro livello già osservato nel recente passato, 118.60: a questo livello i prezzi, per il momento, sembrano essersi arrestati giungendo con grande precisione al precedente massimo di metà settimana scorsa, nonché massimo dei giorni precedenti.

Anche il cable, al pari dell’eurodollaro, ha continuato a seguire quel movimento di correzione dai massimi raggiunti la settimana passata a 1.66. Questo riporta alla memoria il livello di resistenza chiave precedente, individuabile tra 1.64 e 1.6420. Una rottura di quest’area allontanerebbe l’idea di continuo apprezzamento della sterlina.

L’indebolimento visto sul cable ha permesso al cambio GbpJpy di rompere il lato inferiore di quella configurazione a rettangolo evidenziata nei quattro giorni passati. 134.80 non ha retto e sembra essere incominciato un movimento che potrebbe concludersi al livello raggiunto lunedì scorso, 133 figura.

Nei tre giorni passati abbiamo avuto la prova, se mai ce ne fosse stato bisogno, che 0.88 per il cambio EurGbp è molto sentito dal mercato. Abbiamo avuto infatti una buona serie di tentativi di rottura, tutti mancati, con un successivo movimento di ripresa di almeno una trentina di punti. Questo per il breve rimane il punto di supporto mentre 0.8875 il livello di resistenza.

Guardiamo ora al franco, ancora forte nei confronti dei principali antagonisti.

Il cambio EurChf si muove ampiamente all’interno dei livelli individuati i giorni scorsi, tra 1.2960 e 1.28 figura. La speranza in questo caso è che non si debba assistere ad un nuovo crollo al di sotto di quest’ultimo perché difficilmente il supporto chiave prossimo a 1.2730 resisterebbe ad un nuovo test.

Il cambio UsdChf si è risollevato dal nuovo minimo a 0.8775, pur non allontanandosi particolarmente (siamo ora a 0.8840). 0.89 figura e successivamente 0.8990 sono i due livelli che attendiamo di vedere superati per assistere ad una ripresa iniziale del dollaro.

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