Oro: banca cinese ha comprato uno dei più grandi caveau d’Europa

18 Maggio 2016, di Alberto Battaglia

La banca cinese Icbc Standard Bank ha siglato un accordo con Barclays per l’acquisto di uno dei più grandi caveau del Regno Unito e di tutta Europa, in grado di contenere 2mila tonnellate di metalli preziosi, come oro, platino, argento e palladio. E’ il primo fra i depositi aurei londinesi (altri restano saldamente nelle mani di Hsbc, JpMorgan e altri ancora) ad essere venduto ai cinesi.
Resta ignoto l’importo pagato dalla Icbc Standard per aggiudicarsi il caveau, che si trova in un punto non precisato di Londra; l’affare, comunque, dovrebbe essere completato entro luglio. Barclays aveva aperto il caveau nel 2012 dopo un più di un anno di lavori necessari alla sua costruzione.
Il nuovo acquisto consentirà a Icbc “di perseguire meglio la strategia di diventare una delle maggiori banche cinesi sul mercato dei metalli preziosi; l’acquisizione di un caveau di metalli ci consente di espandere i nostri servizi”, dichiara il responsabile per le commodity della banca, Mark Bucombe. La stessa Icbc la scorsa settimana era entrata fra i partecipanti del clearing londinese, non si vedeva un nuovo ingresso da dieci anni; da aprile, invece ,è divenuta market maker per l’Lbma Gold Price, l’erede del fixing dell’oro. Parallelamente Barclays si sta allontanando dal giro dei metalli preziosi in seguito all’inchiesta giudiziaria per presunte manipolazioni dei prezzi.
E’ l’ennesimo capitolo che testimonia il massiccio interessamento da parte della Cina per l’oro, di cui allo stesso tempo è maggiore produttore e importatore mondiale. Al fine di acquisire maggiore importanza nel pricing dell’oro, nel quale Londra resta ancora centrale, il Dragone ha da poco lanciato il suo benchmark quotato in yuan. Londra è tuttora il punto di riferimento per l’oro e gli altri preziosi, con scambi per oltre 5mila miliardi di dollari l’anno, anche se la sua centralità è sempre più insidiata dall’ascesa della Cina: i future sull’oro a Shanghai generano volumi di scambio crescenti e Pechino ha appena varato un suo benchmark quotato in yuan.