Le implicazioni del conflitto Russia-Ucraina sui mercati emergenti

24 Febbraio 2022, di Tim Love (GAM Investments)

È importante ricordare che l’indice MSCI Emerging Markets si è notevolmente modificato. La Russia costituisce solo il 2,8%. Cina, Taiwan, Corea e India insieme costituiscono il 72% dell’indice, e sono tutti importatori di petrolio. Ci aspettiamo che la spinta verso le energie alternative e il gas naturale liquefatto (LNG) sia accelerata da questa situazione geopolitica. L’India è particolarmente sensibile a un prezzo del petrolio superiore ai 100 dollari al barile, il che avrebbe un impatto sui suoi conti fiscali e sulle proiezioni di spesa per le infrastrutture (che dovrebbero essere ridimensionate).

Arabia Saudita, Sudafrica, Brasile e Messico costituiscono un altro 17% del MSCI EM. Il resto sono Thailandia, Indonesia e Filippine (5,5%) e il Golfo (Qatar, Bahrain) al 3%, seguiti dall’EMEE (Polonia, Ungheria) al 2%. Alcuni di questi paesi sono esportatori di petrolio mentre altri sono autosufficienti.

Crediamo che il problema maggiore per gli emergenti riguardi i prezzi del petrolio. Le sanzioni alla Russia porterebbero a un aumento dei prezzi del petrolio e a un aumento generale dei premi al rischio delle azioni dei mercati emergenti.
Crediamo che questo sarebbe positivo per l’Arabia Saudita e per i titoli petroliferi degli emergenti nel complesso, ma negativo per l’Europa orientale. Nel complesso, i prezzi del petrolio più alti agiscono anche come una tassa sul Nord-Est asiatico, poiché molte industrie hanno problemi con il passaggio a prezzi del petrolio più alti.

La Russia stessa è relativamente a prova di sanzioni con enormi eccedenze fiscali, delle partite correnti e riserve internazionali.

Con l’invasione dell’Ucraina delle truppe russe, si possono aspettare sanzioni molto più dure. Un problema di chiarezza sorgerebbe se si verificasse una guerra economica ibrida progettata per generare un cambio di regime verso un governo pro-Mosca senza truppe. Ci aspettiamo che la risposta occidentale sia divisa in questo scenario, ma in generale sarebbe più intensa se si verificasse prima delle elezioni di metà mandato degli Stati Uniti nel novembre 2022.
In questo scenario, continuiamo a vedere opportunità in tutti i mercati emergenti, come l’Arabia Saudita e il Qatar, che saranno entrambi beneficiari diretti.

L’implicazione più grande, a nostro avviso, è che qualsiasi stato dei mercati emergenti a cui viene chiesto di denuclearizzare ora sicuramente non lo farà, poiché l’integrità territoriale non può essere garantita a meno che quel paese non sia un membro della NATO o una potenza nucleare. Di conseguenza, vediamo il mondo diventare più pericoloso.